Skinny Puppy: Mythmaker

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Ver Sacrum L’interessante The greater wrong of the right ha sancito il ritorno ufficiale di Nivek Ogre e Cevin Key e dei loro Skinny Puppy, il tutto accompagnato da infiammate ed entusiasmanti performance dal vivo (testimoniate anche dal doppio DVD The Greater Wrong Of The Right (Live)). Tante quindi erano le aspettative per il loro nuovo lavoro ma onestamente l’ascolto di questo Mythmaker mi ha mosso più perplessità che entusiasmi. Dal punto di vista delle sonorità ritornano alcune delle cose già ascoltate su The greater wrong…, soprattutto l’uso dei particolari effetti applicati alla voce. Sebbene molto aperto a influenze musicali diverse, Mythmaker suona più rigoroso e meno eclettico del suo predecessore, decisamente “contaminato” da sonorità le più disparate tra loro: la cosa non è negativa perché non tutti gli episodi di The greater wrong… erano totalmente convincenti. Il nuovo lavoro è anche molto intrigante dal punto di vista dei testi, incentrato com’è sul concetto del potere e del controllo esercitato sugli individui, sia nella sfera pubblica che, soprattutto, sul piano privato. Pare che per quest’album il gruppo abbia preparato oltre 25 composizioni e poi le abbia pesantemente rimaneggiate in studio con l’aiuto del produttore Mark Walk. Il risultato è rappresentato dalle 10 canzoni qui incluse: curatissime negli arrangiamenti, caratterizzate da un sapiente bilanciamento di suoni sintetici e (simil)acustici. I pezzi sono strutturati in modo abbastanza tradizionale (altra caratteristica affine a The greater wrong…), senza alcun “cut-up” sonoro tanto caro ai “puppies” degli esordi e con le parti vocali sempre sostenute da linee melodiche ben definite. Non mi è piaciuto molto il modo in cui è stata filtrata la voce di Ogre: certo gli Skinny Puppy da sempre usano vocoder e distorsioni per rendere più ostico il cantato del front-man ma qui si sono usati con troppa abbondanza effetti di rimodulazione che alla fine sono anche abbastanza fastidiosi. Ma ciò che non convince veramente in Mythmaker sono le sue canzoni, davvero di livello medio o addirittura inferiore alla media. Per quanto i suoni possano essere interessanti qui non c’è mai il brano che ti prende, che conquista al primo ascolto bensì una sequenza di pezzi che vanno dal “carinello” all'”ascoltabile”, con qualche preoccupante virata verso il “brutto puro”. E’ vero che in campo electro/industrial le sperimentazioni sui suoni sono essenziali e fanno la differenza ma se applicate a brani anonimi il risultato non potrà mai acquisire un grande spessore. Non mancano come dicevo delle cose più carine (ad esempio “Haze”, un brano lento con delle inattese aperture orchestrali) ma ci sono anche degli episodi decisamente sottotono, “Magnifishit”, “Pasturn” o “Ambiantz” ad esempio, mentre con la conclusiva “Ugli” si raggiunge il livello più basso dell’album (e forse dell’intera carriera degli Skinny Puppy). Da marzo partirà il nuovo tour mondiale degli Skinny Puppy e sono sicuro che la leggendaria presenza scenica di Ogre sarà in grado di compensare dal vivo anche i momenti più deboli di Mythmaker. Ma chi sperava in un nuovo Too dark park dovrà attendere ancora.

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