Syrian: Alien Nation

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Ver Sacrum Terzo album nella discografia dei Syrian, “Alien Nation” si rivela come un ottimo disco, probabilmente il migliore nella pur giovane discografia del duo italiano. Fautori di un’elettronica caratterizzata da forti componenti dance ed influenzati (tra gli altri)da gruppi come Rockets ed Alphaville, i Syrian con questo nuovo album evidenziano la loro crescita ed allargano i loro orizzonti sonori regalandoci un disco di musica elettronica di ottimo livello, un lavoro vario e completo in cui spiccano tra l’altro diversi “guests” e collaboratori. L’album viene aperto dall’ottima “Supernova”, un gioellino future-pop che si avvale di un guest vocalist d’eccezione come Marian Gold degli Alphaville (immagino la soddisfazione dei Syrian per questa collaborazione!) e del lavoro in sede di mixaggio di Sebastian Komor; un brano trascinante, con le carte in regola per divenire uno dei cavalli di battaglia dei live set dei Syrian. Dicevamo delle novità che si possono avvertire in “Alien Nation”: tra queste spicca la presenza della chitarra elettrica in diversi brani, tra cui la title-track e le sognanti “Destiny sunrise” e “Solarchaser” (in questo brano viene suonata da Livio Boccioni dei Babylonia), mentre “Musika Atomika” mi ha ricordato moltissimo i Rockets (e vista la passione dei Syrian per la band francese, direi che l’accostamente ci può stare). “Orion shall rise” è un altro pezzo “dance”, ma con un’atmosfera piu’ cupa, a cui contribuisce il growling d’estrazione metal di Snuff Mazend dei Technophobia; “Helium” è forse il brano piu’ originale del disco, in alcuni passaggi dalle sonorità medio-orientali. “Hypercube” è pura techno-music e rappresenta il lato piu’ dancefloor-oriented dei Syrian, mentre “Speed of Light” (prodotta e mixata dagli Endanger) va a riprendere il refrain di “Now and forever”, brano incluso nel primo album dei Syrian. “Alien Nation” è indubbiamente un ottimo disco, un prodotto di spessore che, sono certo, si farà onore sul mercato internazionale.

TagsSyrian
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