Aa.Vv.: A tribute to the wor(l)ds of Jhonn Balance

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Ver Sacrum Più che un CD di cover, quello pubblicato dalla Creative Fields è a tutti gli effetti un sentito ringraziamento, da parte dei musicisti che hanno preso parte alla compilation, ad un personaggio che è stato per molti una fonte inesauribile d’ispirazione. Non credo valga la pena dilungarsi troppo, in questa sede, nella descrizione di John Balance come artista; quello che è interessante è che questa collezione di brani è caratterizzata, mediamente, da una buona dose di personalità mostrata dei gruppi che hanno partecipato: infatti sono abbastanza pochi i brani facilmente riconoscibili e, molto spesso, l’unico modo per identificarli è carpire, laddove ci si riesca, qualche tratto del testo. La compilation è introdotta dai Black Sun Productions, amici dei Coil e loro collaboratori in ambito live, con un brano dal loro operettAmorale scritto dai Coil, in cui l’influenza del gruppo inglese è chiaramente evidente. Corpoparassita si cimenta su “Heartworms”, tratto dalla compilation Foxtrot: un viaggio lento e oscuro; due le versioni di “Blood from the air”, una ad opera di Cropcircle (lenta, malinconica e distorta) e l’altra di Snuff 066 (una trance molto ritmata che mi ha ricordato certi brani dei DsorDNE); dallo stesso disco, è estratta una quasi irriconoscibile “Ostia (Death of Pasolini)” rumorosamente rivista da Mekhate; anche Deviated Sister TV (che riprendono “Cathedral in tears”) e Wertham (con “Boy in a suitcase”) si ispirano ai Coil dei primi tempi, trasformandone completamente il suono. Brani più recenti sono invece reinterpretati da Endtransmission (una bella versione di “A cold cell”, dalla compilation A guide for beginners e ripreso nel recente The ape of Naples, personale ma non lontanissima dall’originale), DBMG-RAF (con una “A.Y.O.R.”, da A guide for finishers, molto noisy e ritmata), In broken shields (“The sea Priestess” da Astral Disaster), Mariae Nascienti (“Where Are you?”, da Musick to play in the dark vol. 2, forse il brano meno irriconoscibile del gruppo ma pur sempre una buona versione), PostmoRder[n]XS (con il cavallo di battaglia “Amethyst deceivers”, in una versione molto interessante) e Selaxon Lutberg (“Broccoli”). Come dicevo, si tratta di una pubblicazione interessante proprio in quanto tributo all’ispirazione artistica offerta da Balance piuttosto che una manciata di cover identiche o quasi all’originale, come spesso capita in questi casi, perciò mi sento tranquillamente di consigliarla agli ammiratori dei Coil che, spero, non rimarranno offesi o infastiditi né dalle sonorità, a tratti rumorose e di non facile fruizione, né dalla trasformazione subita dai brani.

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