Beata Beatrix: Delirium and Love

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Ver Sacrum Sono passati quasi quattro anni da che ho avuto modo di recensire su Ver Sacrum il primo mini cd dei toscani Beata Beatrix, da cui ero stato più che favorevolmente colpito. Eccomi qui, dunque, ora con questo nuovo mini cd, nuovamente autoprodotto (dunque, nota di merito), contenente quattro nuovi pezzi (+1), e che va a proseguire il discorso concept su Dante Gabriele Rossetti cominciato sul lavoro precedente. Allora, che dire? Mi pare che il suono dei Beata Beatrix sia ulteriormente migliorato, insieme alle notevoli doti della vocalist Hatria, e che abbia assunto connotati ancora più spiccatamente personali. Innanzitutto, sono spariti pressoché del tutto riferimenti e stilemi propri del gothic metal più abusato e corrente, che pure facevano ancora capolino qua e là nel loro primo lavoro: dunque, il suono dei Beata Beatrix oggi è personalissimo gothic rock memore della storia passata (gli anni ’80, il post punk, Siouxsie), conscio delle istanze contemporanee (Inkubus Sukkubus, per dirne una), ma ormai assolutamente riconoscibile e personale. La title track è un trascinante, pulito, melodico e potente gothic rock, che si permette qua e là citazioni chitarristiche american gothic. “A prayer” è suadente, avvolgente melodia, caratterizzata da un crescendo tanto impercettibile quanto inesorabile, e con una Hatria in stato di grazia. “My little! Elisabeth…” è forse il brano del mini cd più rappresentativo del suono dei Beata Beatrix, oggi. Gothic cadenzato e trascinante, zeppo di reminescenze post-punk e siouxsiane, arricchito da ricami sintetici che lo rendono pienamente “contemporaneo”. Infine “Il tempio delle rose”, unico brano in italiano, se parte come una sorta di citazione di sonorità che vanno da Ataraxia a Gothica, dopo un paio di minuti si veste di ritmiche sintetiche e di chitarre trascinanti che lo rendono assolutamente irresistibile (anche nei dance floor, credo). Bravi, ancora una volta.

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