Echoes of Silence: Echoes of silence

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Ver Sacrum Ossignore! Finalmente le tremanti mani di Hadrianus stringono questo pezzetto di plastica, così bello, tondo ed argentato! Siete affetti da modernismo acuto? Vi tenete a distanza da sonorità datate? La nostalgia non fa per voi? Allora, amici carissimi, vi infliggerete una pena severissima, perchè i vostri sensi non potranno bearsi di questo magnifico-autarchissimo-spoglio-perfetto esempio di dark-wave ottantiana, che non ha nulla a che spartire né con il revivalismo imperante, ma nemmeno con simili operazioni di presunto ricupero del passato. “Echoes of silence” vive, è sangue che scorre nelle vene, pulsando come il basso di Gian Paolo Cesarini (“Calling”), o la chitarra di Paolo Maccaroni ch’affonda come una lama nelle viscere recidendo tessuti colla precisione di un chirurgo folle, oppure la batteria di Andrea Iacobelli scandente inesorabile le vostre ultime ore, le quali vi costringono a correre veloci incontro all’autodistruzione (“Bodies”). E la voce di Carlo Cassaro, no no, cari, non citerò chi dovrei, la sua interpretazione è a tal punto sentita, commossa, che merita venir isolata in un ambiente sterile da contaminazioni. “The waiting” l’avrò riascoltata dieci volte, le mie dita scivolavano sul tasto repeat, mentre nella penombra della mia mansarda frugavo tra pile di vecchie fanzine, o copie di Rockerilla sgualcite, per leggere cosa accadeva… anni fa, troppi forse, ma non abbastanza da cancellare il ricordo di un’epoca forse mitica solo perchè ero più giuovine, chissà… Cresce l’emozione collo scorrere delle tracce… File di palazzi avvolti dalla nebbia, strade deserte segnate dalla stentata e fredda luce giallognola e malata di lampioni arrugginiti, giardini assediati dalla mota e da cumuli di lordura. Sordi romori provengono dalle stanze dai muri scrostati, come il gocciolio ossessivo d’acque putride colanti da tubature marcite. Disperazione, paura per un futuro che non ci sarà. Morte. Da qualche parte c’è ancora qualcuno che combatte, che reagisce, che si ribella al proprio destino, segnato dalla miseria. Poi crolla, s’arrende. Dove si trova questa città? No, non cercatela su mappe, atlanti, carte stradali. Non la troverete. E’ dentro di voi, e presto si impossesserà della vostra coscienza. Allora udirete sorgere dalle tenebre una musica asciutta, disadorna, magnificamente resa alla sua stessa essenza, funerea e dolente. Sono gli Echoes Of Silence, finalmente giunti al meritato debutto con questa omonima operina, la quale mi terrà a lungo compagnia, anche se la primavera incombe ed il buio si ritira.

Per informazioni: www.echoesofsilence.it
Web: http://www.inthenighttime.it
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