Sting: Songs from the labyrinth

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Ver Sacrum Questo disco è quanto di più inaspettato mi sia capitato negli ultimi tempi e, credo, è una sorpresa sotto molti aspetti; fino a pochi mesi fa non avrei mai scommesso di recensire un CD di Sting né credo che, ai tempi dei Police, qualcuno avrebbe immaginato che il frontman del gruppo avrebbe inciso, un giorno, un album per la Deutsche Grammophon, universalmente considerata una sorta di tempio della musica classica. Invece il musicista inglese è riuscito a sorprendermi molto positivamente: infatti, dopo lunghi anni in cui il nostro sembrava più interessato a fare dichiarazioni sulle proprie interminabili prestazioni sessuali perpetrate attraverso tecniche tantriche e ad incidere una lunga serie di album, a mio parere, tanto inutili quanto noiosi e smielati, l’incontro con il virtuoso del liuto Edin Karamazov sembra aver risvegliato la capacità creativa del musicista inglese. Songs from the labirynth è una collezione di ventitré brani tratti dal notevole repertorio del famoso liutista inglese John Dowland, vissuto a cavallo tra i regni della regina Elisabetta I e di Giacomo I e da molti considerato il primo “cantautore” della storia. La sua produzione musicale è, in gran parte, costituita da canzoni per voce e liuto e da brani per liuto solo che vengono qui interpretati in maniera piuttosto originale da Sting, che si allontana dalla classica tecnica canora dell’epoca e utilizza la sua voce dal timbro caldo e ben noto alle nostre orecchie. Non è certo la prima volta che qualche musicista attinge al repertorio di Dowland: notevole, ad esempio, fu Madra, disco di esordio delle Miranda Sex Garden ma, anche in tempi molto più recenti (vedi la recensione poco più in alto), Die Verbannten Kinder Evas; le interpretazioni sono molto diverse tra loro e, in tutti i casi, indubbiamente affascinanti. Sting ne offre una versione molto “folk”, musicalmente meno complessa delle evoluzioni a tre voci delle Miranda Sex Garden e piuttosto lontana sia dalle atmosfere classicheggianti e oscure del gruppo austriaco sia dalle versioni più filologicamente corrette ma, a mio parere, altrettanto interessante e piacevole.

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