Dimmu Borgir: In sorte diaboli

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Ver Sacrum Sembra incredibile ma sono già passati dodici anni da quando i Dimmu Borgir hanno pubblicato il loro album d’esordio For all tid, tra l’altro parecchio apprezzato dagli allora non molto numerosi fan dell’extreme-metal scandinavo. In quel momento Shagrath e compagni erano solo dei ragazzetti che tentavano di seguire le mode musicali che andavano per la maggiore in Norvegia (la loro nazione d’origine…), e mai avrebbero immaginato di poter diventare ben più famosi delle band che tentavano di emulare. È stato infatti con Stormblåst(1996) e con il successivo Enthrone darkness triumphant (1997) che il gruppo si è imposto all’attenzione del grande pubblico, raggiungendo traguardi insperati e diventando, assieme agli inglesi Cradle Of Filth, uno dei principali esponenti della scena black metal. Come tutti saprete il genere in questione ha avuto un’evoluzione velocissima, essendo nato e (quasi) morto nel giro di poco tempo, ciononostante noi ascoltatori siamo stati letteralmente “bombardati” da uscite discografiche che, nella stragrande maggioranza dei casi, erano più che perdibili. Adesso che le acque si sono calmate e il fenomeno si è ridimensionato rimangono solo i “sopravvissuti” di quell’epoca, e tra di essi ci sono pure i nostri Dimmu Borgir, che non hanno mai rinunciato a proporre musica potente, pesante e super-aggressiva (anche perché, a dire il vero, sono tra i pochi che grazie ad essa hanno guadagnato un sacco di soldi!!). Il loro sound negli anni non è cambiato molto, difatti questa nuova fatica non fa che riconfermare ciò che sapevamo, e cioè che sono piuttosto bravi nell’accostare parti heavy e super-veloci con oscure e maestose sinfonie che la fanno da padrone per tutta la durata del disco. Come al solito le mefistofeliche vocals di Shagrath si alternano a quelle (ben più angeliche…) di ICS Vortex, e come sempre il suono è cristallino e le varie componenti che costituiscono i brani sono perfettamente bilanciate (e qui il merito va al noto produttore svedese Fredrik Nordström, in passato già collaboratore della band…), per cui non si può parlare di “sorprese” in senso stretto, ma certamente neanche di delusioni. Insomma, chi conosce e apprezza da tempo i norvegesi va sul sicuro anche stavolta, perché sa che da loro può aspettarsi il massimo della professionalità e dell’integralismo formale, mentre i black metallers “old-school” (mi riferisco a coloro che hanno sempre guardato il gruppo con sospetto o che, peggio ancora, lo considerano “venduto”…) questo cd lo possono ignorare senza problemi, perché al suo interno di novità non ce n’è nemmeno una.

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