Dope Stars Inc.

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In soli tre anni questi ragazzi amanti del rock (‘n’roll!) obliquo e deviato, ed attentissimi alla cura della propria immagine, hanno letteralmente messo a ferro e fuoco l’Europa, facendo leva solo ed esclusivamente sulla loro fame di notorietà e sulle proprie capacità ed attitudine. Una voglia selvaggia, la stessa che accomuna tante bands agli esordi, e che può portare alla morte artistica od a scalare le vette del successo. Molti i fattori che possono incidere sul destino di ogni gruppo: fortuna, certamente, opportunismo, senz’altro, senza che questo sia considerato in una accezione esclusivamente negativa, ma sopra tutto volontà. Ecco, i DSI mi ricordano i selvaggi Motley Crue degli esordi: furore iconoclasta figlio del punk, un look assolutamente glamour, la giusta ricerca di brani di sicuro impatto senza essere facilotti. Se la Trisol, non l’ultima giunta, ha messo loro gli occhi addosso, ci sarà un motivo. E tutto iniziò una non troppo remota sera…

I primi passi…

Dope Stars Inc.

Dope Stars Inc. nella nuova formazione © www.doperstarsinc.com

10.000 watts of artificial pleasures giunge poco dopo la nascita dei Dope Stars Inc., e mette subito in chiaro quali erano (e sono tutt’oggi) le vostre aspirazioni: goth, electro, glam, industrial, elementi solo apparentemente stridenti gettati in un unico calderone dal quale emerge un magma sonoro identificabile, anche se ancora acerbo. Cosa ricordate di quei giorni, forieri di grandi aspettative per voi, ma anche piuttosto densi dal punto di vista dell’impegno?

Victor: Quando abbiamo fondato il gruppo nel maggio del 2003 non eravamo completamente coscienti di dove ci avrebbe portato questo progetto sia a livello musicale che professionale. E’ nato tutto in maniera molto easy e per fare qualcosa di diverso dal solito. Subito dopo pero’ durante la stesura del primo EP abbiamo cominciato a renderci conto che stava uscendo fuori qualcosa di molto interessante. Inizialmente l’idea di base era quella di fare un gruppo industrial con un’attitudine rock’n’roll punk. In quel momento però ero pesantemente influenzato dalla musica elettronica e dai ritmi martellanti della techno così come dall’immaginario cyberpunk. Questo ha pesantemente modificato l’impronta dei brani portandoci a costruire un EP dove convivevano alla fine tante influenze di natura molto diversa tra loro ma che allo stesso tempo suonavano dannatamente naturali nell’insieme. Sicuramente è stato un periodo molto intenso perché abbiamo lavorato sul concept del gruppo a 360 gradi. Una volta usciti però tutto questo lavoro è stato ripagato dato che abbiamo trovato un’etichetta in brevissimo tempo. Anche se la firma con Trisol è arrivata un anno dopo in realtà già dopo pochi mesi avevamo ricevuto molte proposte discografiche. E’ stato un periodo intenso, ogni giorno ne usciva una nuova e infine eccoci qua al secondo disco.

Neuromance e Trisol

Nell’inverno del 2004 si verifica un evento molto importante, ovvero l’entrata in formazione di Alex Vega, già conosciuto come membro dei Klimt 1918. Una nuova personalità che si unisce alle vostre forze, come si è materializzata questa occasione? Eravate già in contatto? Che fine ha fatto Brian Wolfram, e perché si staccò dal gruppo?

Victor: Conoscevo Alex in quanto al tempo era chitarrista dei Klimt 1918, gruppo che stimo moltissimo e che mi aveva affascinato moltissimo con il loro Undressed Momento. Cercavamo un nuovo chitarrista e io poco tempo prima ero entrato in contatto con Alex dato che frequentavamo gli stessi club. Andavamo incontro ad un contratto con una label importante e sentivamo il bisogno di un chitarrista solista diverso a livello stilistico per lo sviluppo dei brani diNeuromance. Credo che Alex in questo abbia dato veramente il meglio di sé contribuendo con delle parti chitarristiche, specialmente a livello di assoli, che hanno reso Neuromance, ed ora anche Gigahearts degli album più completi.


Come si è sviluppato il decisivo incontro con Trisol? Su che basi poggia il contratto con questa prestigiosa label, e come si sta sviluppando questo rapporto? Siete seguiti dal management dell’etichetta e quale spazio vi concedono, conservate una ampia libertà di decisione?

Victor: La Trisol ci ha contattati perché era venuta a sapere di noi tramite diversi addetti ai lavori che erano entrati in contatto con la nostra musica ed erano rimasti molto colpiti. Non siamo stati noi a contattarli bensì loro ci hanno scritto per chiederci un demo e successivamente poi sono partite le negoziazioni durate quasi un anno. Siamo anche sotto il management dell’etichetta ma devo dire che abbiamo un’ampia libertà di decisione. A livello artistico si sono sempre completamente affidati a noi senza mai mettere bocca, dato che stimano molto quello che facciamo e non sono mai rimasti scontenti.

Neuromance esplica chiaramente quanta cura ponete nel vostro operato: collaborazioni importanti (John Fryer, Thomas Rainer), confezione spettacolare, un doppio disco che contiene delle versioni operate da grandi nomi della scena alternativa mondiale. Un risultato impensabile per un gruppo italiano!

Victor: Sì davvero. Per un gruppo italiano non è facile uscire dall’underground, ma con un po’ di buona volontà e olio di gomito si può fare. Basta non darsi mai per vinti e saper gestire le cose in un certo modo e con professionalità. Purtroppo molte band italiane si dimenticano che all’estero anche per un genere come il nostro c’è un interesse economico forte dietro, e questo vuol dire che le persone che ci lavorano pretendono un certo tipo di professionalità. Molte band purtroppo non sanno come presentarsi in maniera professionale e questo le penalizza molto. Noi non abbiamo avuto questo problema dato che al nostro interno ognuno di noi aveva un proprio bagaglio di esperienze e capacità utili in questo campo (produzione, promozione, marketing, grafica, etc).

Mortiis, Deathstars, Funker Vogt… nomi da brivido, che si sono prestati a manipolare le vostre creazioni. Cosa avete provato, allorquando vi hanno confermato la loro presenza, e sopra tutto dopo aver ascoltato i pezzi opportunamente modificati dalle loro manine sapienti?

Victor: Siamo rimasti molto soddisfatti e onorati di ricevere un feedback non solo da parte del pubblico ma anche dei gruppi della scena che ci hanno accolto con grande rispetto. I loro remix hanno contribuito molto ad arricchire il nostro album di debutto.

I perchè delle due cover: “Kiss” e “Right here in my hands” (che un mio ascoltatore ha definito “immensamente superiore all’originale degli HIM”!!!!)?

Victor: Volevamo fare due cover insolite e che risultassero particolarmente gradite al nostro target di fans. Avevamo notato una notevole percentuale di fans di HIM e London After Midnight che si erano avvicinati con grande interesse ai DSI.

Vi siete affidati alla professionalità del 4RT Management e di Contra Promotion, grazie ai quali avete ottenuto una visibilità sempre maggiore. Potete così concentrarvi esclusivamente sul core del progetto-DSI, ovvero sulla musica, anche se la definizione della vostra immagine, importantissima, resta vostro appannaggio.

Victor: Sì, anche se comunque per stare appresso a tutto quello che succede non abbiamo mai molto tempo. Inoltre a parte la musica lavoriamo tutti. Io ad esempio lavoro in uno studio di registrazione, dove abbiamo anche registratoGigahearts, i Subsound Studio, e solo il fine settimana ho tempo per dedicarmi alla composizione. Sarebbe bello avere, tipo, sei mesi da dedicare solamente ad una produzione. Quando riusciremo finalmente ad ottenere questo daremo sicuramente il meglio di noi stessi a livello artistico.

Avete partecipato ad importanti venues quali il WGT di Lipsia, l’Amphi Festival ed il M’Era Luna, come siete stati accolti dal pubblico, cosa avete provato in quelle occasioni, quando avete diviso la scena con formazioni storiche, in ambiti così importanti?

Victor: I festival estivi a cui abbiamo partecipato lo scorso anno sono stati un importante momento di crescita professionale per noi dato che era la prima volta che portavamo davanti ad un vasto pubblico la nostra musica. C’era tra l’altro una grossa aspettativa da parte dei nostri fans e quando eravamo finalmente li, sul palco, è andato tutto alla grande. E’ stato stupendo.

Gigahearts, figlio dei Motley innamorati del goth!

Dope Stars Inc.

Dope Stars Inc., vecchia formazione © www.doperstarsinc.com

Perché avete pubblicato un ep (il ricco Make A Star) così a ridosso del nuovo disco?

Victor: Per mantenere viva l’attenzione dei fans in vista del nuovo disco. Avevamo dei remix e volevamo riregistrare Make A Star in una nuova versione. Io avevo lavorato su alcuni brani nuovi e la Trisol voleva che mi occupassi anche della produzione. E’ stato un interessante intermezzo tra i due dischi dato che ha messo in luce nuove influenze che poi si sono in parte ripresentate anche in Gigahearts. E’ stato anche un importante momento per fare un po’ di sperimentazione e riscaldare i motori in vista della stesura del nuovo album.

Anche Make A Star ha sbancato nell’arco di pochissime settimane. Indice che si covavano grandi aspettative nei vostri confronti, ne eravate coscienti, non avete mai temuto di venirne sopraffatti?

Victor: Sì, Make A Star era praticamente sold out in preorder ancora prima di uscire. Eravamo coscienti dell’interesse crescente per il progetto ed è anche per questo che abbiamo deciso di far uscire un nuovo EP.

Victor, tu ti sei occupato della lavorazione del disco, quanto ti ha impegnato? E sopra tutto quanto ha giuovato l’esperienza maturata con chi vi ha seguiti nelle precedenti releases?

Victor: Dopo l’esperienza di Make A Star la Trisol mi ha incaricato di prendermi cura della produzione. Sicuramente le esperienze fatte con Neuromance hanno giovato molto dato che ho potuto apprendere molti trucchi del mestiere. Ma anche le esperienze precedenti così come le successive ai Subsound Studio hanno contribuito fortemente alla mia crescita professionale nell’ambito della produzione. Il disco ha richiesto circa tre mesi tra produzione, registrazione e missaggio. In fase di missaggio ho lavorato con Andrea Secchi, fonico della Subsound e insieme abbiamo tirato fuori il meglio che potevamo. In realtà saremmo potuti stare tranquillamente altri sei mesi a ritoccare il mix ma alla fine devi darci un taglio altrimenti non ne esci più!

Come nascono i pezzi di Gigahearts? E’ un disco che segna una evoluzione nel vostro impianto sonoro, con brani che ampliano ulteriormente lo spettro delle soluzioni adottate. Ed è sopra tutto un grande lavoro di squadra, con l’apporto decisivo della sei corde di Alex e del basso di Darin.

VictorGigahearts è sicuramente un’evoluzione verso nuove soluzioni artistiche. Quello che volevamo ottenere era un disco che completasse l’opera iniziata con Neuromance e penso che ci siamo riusciti. I pezzi sono nati subito dopo che ho finito di lavorare su Make A Star, quindi tra l’inverno 2005 e l’estate 2006. Diciamo che per quando è uscito Make A Star i pezzi di Gigahearts erano praticamente ultimati a livello di produzione e quindi eravamo pronti per entrare in studio per le registrazioni definitive. In studio abbiamo avuto la possibilità di lavorare su ogni aspetto del brano sia prima che durante che dopo il missaggio. E’ stato un lavoro continuativo che si è evoluto man mano, pezzo per pezzo.

Vi saranno delle edizioni limitate del nuovo disco, uscito per ora in una veste normale? Se non sbaglio state programmando delle sorprese per il 2007?

Victor: No. Per nostra scelta abbiamo deciso di pubblicare Gigahearts solo in versione normale. Questo perché è più facilmente reperibile ed è anche più economica. Ci saranno molte sorprese nel 2007. Dirtene solo una sarebbe riduttivo! 😉

Ascoltando questi pezzi, fin dall’attacco dell’opener “Multiplatform Paradise”, mi è venuta voglia di rimettere sul giradischi Too fast for love e Shout at the devil dei Motley Crue: la stessa irriverenza bastarda, la stessa fame di successo, la stessa attitudine nichilista e decadente… E’ solo un mio abbaglio (con l’età che mi ritrovo, cedo spesso alla nostalgia) o riscontrate un fondo di verità in queste mie sensazioni?

Victor: L’idea iniziale era quella di fare una band industrial con un attitudine alla Motley Crue. Non hai avuto un abbaglio! 😉

Quali sono stati fino ad oggi i responsi che avete potuto verificare a proposito di Gigahearts?

Victor: Molte persone lo hanno definito nettamente superiore a Neuromance, specialmente altri artisti o addetti ai lavori. Personalmente penso che Gigahearts ha contribuito a completare il percorso stilistico intrapreso con Neuromance. Il prossimo passo sarà quello di stabilire con il prossimo disco il nostro sound definitivo.

Miscellanea e curiosità

La scena romana è assai vitale: con quali insiemi intrattenete rapporti, o provate maggiori affinità? Il successo dei DSI, dei Chants of Maldoror e dei Klimt 1918 ha generato molta attenzione e tanta curiosità. Vi sentite in un certo senso degli ispiratori, dei modelli per i nuovi gruppi?

Victor: La scena romana ha dimostrato negli ultimi anni di essere molto forte in questo ambito, con gruppi che hanno riscosso un successo internazionale di un certo livello. Questa cosa mi entusiasma molto perché una scena forte genera un maggiore interesse da parte degli addetti ai lavori e questo porta a maggiori opportunità per tutti.

In tema di look, c’è chi vi accosta alla scena nipponica del Visual Kei: qual’è il vostro pensiero al riguardo, come considerate i rumors che si stanno levando a proposito dei gruppi giapponesi? E’ solo moda o vi è della sostanza in quanto producono?

Victor: Ci siamo spesse volte ispirati al look della scena nipponica fin dall’inizio. E’ una scena in cui l’immagine gioca un ruolo artistico molto forte a dispetto alle volte dell’aspetto musicale. Personalmente ci sono pochi gruppi della scena Visual Key che apprezzo a livello musicale ma per quanto riguarda l’aspetto “visual” sono sempre stati all’avanguardia.

Ma chi sono e cosa fanno i Dope Stars Inc. nella vita di ogni giorno?

Victor: Che dire… Lavoriamo tutti bene o male e cerchiamo di tirare avanti quel che basta per poterci dedicare alla musica. Siamo dei sognatori forse, ma la passione che ci lega alla musica ci fa sopportare una vita spesse volte difficile, caotica e irregolare.

Chi è il fruitore-tipo della vostra “arte sonika”?

Victor: Difficile a dirsi dato che sono diverse le tipologie di ascoltatore che per un motivo o per un altro si avvicinano alla nostra musica. C’è a chi piace più la componente rock o elettronica, chi quella melodica o più aggressiva. C’è anche chi semplicemente rimane colpito da come tutto questo viene fuso insieme creando qualcosa di nuovo e di non perfettamente definito.

Alla luce dei riconoscimenti che giustamente state ottenendo, v’è ancora qualche sconsiderato che vi taccia di essere solo dei fortunati? Anche l’invidia degli altri è in fondo gratificante!

Victor: L’invidia è molto più che gratificante. E’ il parametro assoluto su cui si basa ogni valutazione di progresso. Maggiore è l’invidia, maggiore è l’interesse. Non ci sarebbe invidia se risultassimo completamente indifferenti alla gente. Personalmente non credo che siamo stati fortunati, anzi tutt’altro, siamo stati anche molto sfortunati per tante e tante cose. Inoltre se siamo arrivati fin qui è perché c’è stato tanto lavoro duro dietro fatto con le nostre mani e senza l’aiuto di nessuno. Certamente abbiamo una label di tutto rispetto che ci supporta, ma il lavoro di un gruppo non finisce nel momento in cui si firma un contratto discografico. Piuttosto la mole di lavoro aumenta a dismisura. Aumentano gli impegni e le responsabilità così come le scadenze e i piani per il futuro che poi finiscono per limitare sempre di più il tempo per se stessi e per la propria vita personale. Francamente chi prova invidia è sicuramente all’oscuro di cosa vuol dire mandare avanti un gruppo come il nostro e mi fa soltanto sorridere.

Non vi siete fermati… ancora fresco di stampa Gigahearts, e subito in tour di supporto agli ASP, in Germania. Quanto pesa il mercato tedesco a livello di vendite e di riscontri commerciali?

Victor: Il mercato tedesco ha il suo notevole peso, ma i DSI hanno dimostrato sempre di avere un fan-base fortissimo anche in altri paesi, soprattutto UK, USA, Olanda e Finlandia. Per questo infatti presto partiremo per un nuovo tour che toccherà anche questi paesi e che sicuramente porterà alla luce nuove opportunità che cambieranno il nostro futuro.

E per finire, d’obbligo uno sguardo al futuro. Che altre sorprese tenete in serbo per i vostri fan?

Victor: Stiamo lavorando a una nuova release di intermezzo che uscirà questa estate. Un nuovo EP contenente remixes e tracce esclusive simile a Make A Star ma con delle features ancora più interessanti. Inoltre come ti dicevo abbiamo diverse date fissate in primavera che includono Italia, Germania, Russia, Olanda, UK e Spagna. Non vediamo l’ora di risalire sul palco per portare live i nuovi pezzi di Gigahearts. Abbiamo già fatto un paio di concerti in Italia presentando alcuni di essi con notevole feedback positivo. Ci sarà da divertirsi. 😉

La presente intervista è stata realizzata prima della fuoriuscita di Grace Khold dal gruppo, sostituito nel frattempo da un altro vecchio sodale di Victor, il chitarrista dei My Sixth Shadow La Nuit. L’avventura dei DSI continua, e nuovi riconoscimenti sono stati nel frattempo meritatamente ottenuti!

Dope Stars Inc.

Dope Stars Inc. nella nuova formazione © www.doperstarsinc.com

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Dope Stars Inc.: sito ufficiale

Dope Stars Inc. @ MySpace

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