Faderhead: FH2

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Ver Sacrum La pubblicazione di “FH1”, debut album di Faderhead, uscito giusto un anno fa, fu salutata come una delle rivelazioni del 2006 ed anche i primi commenti tra “addetti ai lavori” sul nuovo album (coerentemente intitolato “FH2”), sono generalmente molto positivi. Chi vi scrive invece, non per voler essere bastian contrario a tutti i costi e nemmeno per non voler cambiare idea (in passato ho rivisto eccome le mie posizioni su alcuni artisti), continua a restare piuttosto indifferente nei confronti della musica del ragazzo di Amburgo, pur riconoscendo a “FH2” di essere decisamente superiore al suo predecessore. La formula musicale è la stessa del primo album, ovvero una commistione tra rock ed elettronica che ha generato un sound decisamente personale e che oggi risulta ulteriormente perfezionata, portando alla realizzazione di brani indubbiamente efficaci, freschi e gradevoli; molto validi a mio avviso, i primi quattro brani dell’album, “This is not a clubtrack”, “Girly show”, “Gritty beats no relief” e “Break apart again”, mentre la successiva “Houston” indurisce il sound e riporta a galla il Faderhead che non mi piace. In generale direi che il musicista tedesco dà il meglio di sè negli episodi piu’ “melodici” dell’album (oltre alle già citate, ricorderei anche “Friday night binge”, , “Sentimental again” e “Losing for real”); assai meno convincenti mi paiono i pezzi piu’ “duri” come “All dead” e “Noisebastardz” (oltre alla già citata “Houston”), ma il peggio arriva con le irritanti (non trovo altri termini) “Mono Man” e “Dirtygrrrls dirtybois”, brani che strizzano l’occhio al dancefloor in maniera ruffiana, nei quali Faderhead mi dà l’impressione di volersi addentrare in territori a lui non consoni, con risultati assai modesti. Disco che alterna episodi interessanti ad altri meno riusciti, “FH2” pur non essendo la mia “cup of tea”, è innegabilmente un prodotto “diverso” ed originale.

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