Mekhate: 35 grams

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Ver Sacrum Anche le migliori intenzioni, qualche volta, devono affrontare lo scoglio che può rappresentare la loro messa in pratica. Lasciando una sensazione diversa da quella a cui si dovrebbe giungere, e per la quale, in tal senso, è palese l’impegno messo per giungere ad un fine purtroppo non raggiunto appieno. Queste le prime considerazioni fatte all’ascolto di “35 grams”, primo album “ufficiale” di Mekhate, progetto che senza dubbio si distingue dal marasma delle attuali uscite per la propria particolarità, la sperimentazione che lega sonorità di matrice etno (prevalentemente giapponese ed est-asiatica) a echi neoclassici, l’ethereal folk più raffinato a escursioni noise. Un melting originale, sicuramente “difficile”, che però non porta, soprattutto nell’ultima delle influenze citate, pienamente ai risultati sperati. La componente etnica risulta quella in cui i nostri riescono al meglio, con melodie dal sentore antico capaci di prendere una nuova vita in arrangiamenti curati, capaci di toccare molteplici ispirazioni in maniera eterogenea e insieme coerente all’ascolto: emblematiche in tal senso le lineari e suadenti “The myth II” e “Army of the Ancient China”. Ma, per quanto apprezzi la volontà di sperimentare, di giungere a un sound comprensivo di elementi anche divergenti tra loro, il risultato non sempre giova: come in “Yoshitsune Minamoto”,in cui l’elemento rumorista stona, risultando decontestualizzato dall’insieme e nuocendo , purtroppo, alle qualità dimostrate in altre modulazioni sonore. Il fine di Mekhate risulta ambizioso, e attendo un’altra release per constatare se questa difficile prova verrà superata, per chi scrive, a pieni voti; nel mentre, rimane una sensazione di “voler fare” che purtroppo non sempre trova i mezzi per potersi dare una forma definita ed esaustiva.

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