The Cinematics: A strange education

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Ver Sacrum Diciamolo chiaramente, la brand new wave (o, se preferite, il nuovo rock britannico…) è stato uno dei fenomeni musicali più interessanti degli ultimi anni, e ci ha permesso di scoprire un sacco di gruppi davvero validi e interessanti, ma ultimamente non è che siano stati pubblicati dischi eccezionali ed alcuni dei nomi “storici” (si fa per dire, visto che le band appartenenti a questo movimento sono tutte di recente formazione…) hanno già iniziato a mostrare qualche segno di cedimento, vedi ad esempio i tanto osannati Bloc Party, che hanno da poco fatto uscire un cd abbastanza deludente. Per fortuna però esistono le eccezioni, e in questo caso sono ben rappresentate dai Cinematics, quartetto scozzese che ha appena realizzato un album (ovviamente si tratta del primissimo lavoro…) stupefacente, caratterizzato da una grande compattezza strutturale e da una forte tensione emotiva che traspare con chiarezza ad ogni singola nota e passaggio. Ascoltando A strange education ci si rende conto che il gruppo è davvero dotato di talento, non solo perché le canzoni sono costruite alla perfezione e contraddistinte da splendide melodie romantico-decadenti, ma soprattutto perché si ha l’impressione di avere a che fare con dei veterani invece che con dei novellini, basti pensare alla bravura del singer Scott Rinning, che ha la tecnica di uno che certe cose le fa da vent’anni!! In passato pochissime band dello stesso genere sono riuscite a colpirmi così tanto come hanno fatto i Cinematics e, pur non volendomi sbilanciare troppo, posso dire che questo disco mi ha emozionato quasi quanto il debut degli Editors, ovvero una delle release/formazioni più significative del nuovo corso new wave. In effetti il sound dei quattro ragazzi scozzesi assomiglia parecchio a quello proposto dagli autori di The back room (e di conseguenza pure a quello degli Interpol…), ma sentendo i loro pezzi risulta palese anche l’amore che nutrono nei confronti di Cure ed Echo & The Bunnymen, i quali sembrano averli ispirati sotto molteplici punti di vista. Sinceramente non so se Scott e compagni potranno avere le stesse chance di successo avute da chi ha esordito un paio d’anni fa, ma sarebbe davvero un peccato se il pubblico non si curasse di loro solo perché sono saliti sul treno quando era già in corsa, e mi auguro di cuore che brani della bellezza di “Sunday sun”, “Maybe someday”, “Break” e “Human” possano diventare, con il tempo, dei piccoli classici…

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