Villa Vortex: Incertitudes

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Ver Sacrum L’urgenza espressiva del post-punk più nichilista opportunamente innestata su tematiche espressive contigue a certo death-rock, ed eccovi servito questo interessante “Incertitudes” dei transalpini Villa Vortex. I quali affidano all’irruente “Voies du silence” il gravoso compito dell’opener, siglando con la successiva “Laissez-passer” un patto d’acciaio coi più cupi ed oppressivi Killing Joke. “Années de sang” è una dichiarazione rabbiosa ed appassionata, l’atmosfera si fa nuovamente plumbea con “Sacrifice”, anch’essa sacrificata (permettetemi il giuoco di parole) sull’altare insanguinato di Jaz Coleman e soci. Non v’è traccia di atmosfere cold tanto care ai nostri amici d’Oltralpe, nei VV prediletta è l’immediatezza, la forza fisica ch’emanano questi brani è travolgente! Linee semplici, ridotte all’essenza dell’esposizione, chitarre taglienti ed un bel basso, con una batteria tostissima ed un cantato epico, ecco la loro elementare ricetta, riconducibile in certi casi all’imprescindibile lezione impartita dai grandi Lucie Cries. Ma sufficiente a farvi trascorrere tre quarti d’ora di musica suonata col cuore, diretta alle viscere… I sinistri scricchilii di “L’homme aux aguets” ed il suo batterismo rimandano ai Bauhaus, prima che la canzone letteralmente esploda in una sarabanda di suoni metallici e taglienti. La title-track è un bell’esempio di song darkeggiante e personale, segno della competenza e dell’attenzione che il quartetto presta nei confronti di situazioni che risuotano prima di tutto interesse dal punto di vista artistico. “(F)ange” e “Deluge” ci conducono alla riuscita e nervosa “Retour a Gethsémani”, prima che la strumentale “Neuromode” chiuda le danze. Un commiato che lascia intatta la curiosità nei confronti di questo valido ensemble, e l’ammirazione per quanto proposto tra questi solchi è d’obbligo. Chapeau!

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