Asian Kung-Fu Generation: Fan club

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Ver Sacrum Ecco, ci manca solo che la prossima volta il CapoRedattore Dex mi incarichi di recensire un gruppo dal nome “Il ragazzo dal kimono d’oro”, e posso dirmi definitivamente sistemato! Asian Kung-fu Generation mi sa tanto di “Grosso guaio a China-Town” ma, prima che questi mi diano una bella spazzolata di botte, meglio che prema il tasto play e mi concentri sulla recensione. Undici pezzi compongono l’ossatura principale di “Fan club”, con l’aggiunta di due bonus, ed i titoli vengono riportati in inglese; la maggior parte delle canzoni sono datate 2006, ma tre risalgono al 2005. Si inizia con “Waltz in code” (“Angou no waltz”), e debbo dire che mica si presentano tanto male, i quattro AKFG! Masafumi Gotoh canta con tono tipico dei giapponesi, a volte forza un pochino (come in “World apart”, la voce è quella che è, non dovrebbe esagerare…), ma nel complesso tiene. Dopo il valzerino, si prosegue con la grintosa traccia appena citata, per poi scivolare in certo indie poco incisivo con “Black out”, nulla di trascendentale. Kensuke Kita se la cava alla sei corde, mentre si danno un gran daffare Takahiro Yamada al basso e lo skin-beater Kiyoshi Ijichi. Molto meglio l’alterna-rock di “Primrose” (“Sakurasou”), la quale si mantiene su registri movimentati ma non troppo poggianti sul lavorio instancabile delle chitarre. Si fa apprezzare pure “Blue train”, anche se ora il disco inizia a dare segni di logorio, i brani effettivamente si somigliano un pochino tutti… Per fortuna non mancano episodi più personali, come “A midwinter dance” (“Mafuyu no dance”) o la semi-grungettona “Senseless”. “Tightrope” è una ballatona adatta al pubblico di MTV, quello che fagocita centinaia di band destinate a suonare una stagione, quando va bene, e vestite di polo Fred Perry e di scarpe Etnies… Le due brevi tracce aggiuntive (ma chi le canta?) nulla aggiungono alla somma finale. Booklet assai sobrio, per il genere, niente fotografie del gruppo (peccato!), solo disegni e grande abbondanza di bianco e nero (immancabili le opportune traduzioni in inglese, tedesco e francese). Rispetto a tante uscite della scena VK, “Fan club” si rivela lavoro più di sostanza che di forma.

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