Forgotten Sunrise: Willand

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Ver Sacrum Che i FS siano dei pazzi, l’avevamo già assodato ai tempi di “Ru:mipu:dus” del 2004. “Willand” non fa che confermare quelle lontane impressioni, ossia che gli estoni siano sì svitati, ma mica poi tanto… Prendiamo “I”. Non potevano scegliere apertura migliore: dark-ambient disturbatissima che si risolve nella serie di elettro-beats devastanti, sormontati dal gorgoglio malato di Anders Melts, di “Ropelove”. Se la furia omicida del black-metal viene sapientemente incanalata entro ondivaghi solchi sonici segnati da tastiere spaziali e dalla cupa marzialità dell’EBM, ove pulsioni goth tingono di violaceo l’incerto orizzonte musicale entro il quale lavori di siffatta genìa vengono a stento collocati, ci si imbatterà certo in “Willand”… E’ inoltre sorprendente come, non ostante questo disco non si rivolga certamente alle masse, permanga un sub-strato pop: la melodia non manca, e fa capolino tra scariche adrenaliniche e paesaggi mesmerici e psychedelici. E senza rinnegare inconfessabili matrici metal! Perchè le chitarrone (suonate da Renno Suvaoja) di “Lo-Fi PPL in the fade-out world” (!!!), anche se sfumate, sono dannatamente heavy! “Nextep suicide” esprime tormento ed ansia, il coro (militare? Monastico?) di “Dead le gends a mong the living” pare messo lì apposta per confondere ulteriormente le idee. Segue il buio. Popolato di creature deformi e folli, si suppone… “Prophylactic EUthanAsia” è una ballata… alla Forgotten Sunrise. Linee di basso (rimandano allo stile di Mick Karn) ci guidano nei meandri di una mente insana, fra ambientazioni vagamente etniche e suoni sintetizzati. “Christ your name” si diverte a mescolare stili diversi, il testo è agghiacciante, carico d’odio, è il brano che più ricorda i loro trascorsi death. “Manyone” è future-synth-pop, “Very de:p shortgut” è marcio e piacerebbe a Marilyn Manson, e “Hero-in-gre:npiece” contiene porzioni di rarà malvagità, carne sanguinolenta straziata da fiere fameliche (se non fosse per degli intermezzi che ci danno un’illusoria sensazione di tranquillità…), l’attacco di “The ownle: noise” è maestoso e rutilante, le chitarre possiedono la forza dell’hard progressive di fine fattura (questa traccia è assai prossima a quanto scritto dai Porcupine Tree più diretti). E se su “Ru:mipu:dus” “Over the deathbringer stars” si distendeva lungo quattordici minuti di torbido delirio, ecco la sua degna sorella “0” a chiudere “Willand”. Qui il quarto d’ora di stramberie viene superato, in questa eccentrica suite industrial-electro-rumorista, da ascoltare, se ne siete capaci, in cuffia ed in funzione repeat: giuocate coi vostri amici a chi resiste di più! Attivi dal 1993, con una pausa d’un lustro dal ’94 al ’99, e titolari di una mezza dozzina di lavori fra i quali alcuni miniCD che ne hanno profondamente segnato l’evoluzione sonora, hanno saputo traghettare il loro stile dal death degli esordi a questa apparentemente assurda commistione di generi. Va dato atto alla My Kingdom Music di operare con coraggio e lungimiranza: pochi avrebbero accolto fra le loro braccia insiemi come i Forgotten Sunrise. Ma alla luce dei due dischi finora pubblicati, si può tranquillamente affermare che il futuro della musica alternativa passa obbligatoriamente per l’Estonia!

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