Miriam: When beauty is invisible

0
Condividi:

Ver Sacrum Era dai tempi ormai remoti di “Scents” che desideravo ascoltare nuovamente (mai sazio di beltade!) i bravi Miriam! Ed ora che la lunga attesa s’è risolta, ed il lettore mi restituisce il cerchietto, rifrangendo in mille rivoli argentati un raggio di sole penetrato nella penumbra della mia stanza, posso infine gioire. “I look around” è perfetta a fungere da introduzione a “When beauty is invisible”, essendo essa track melodicissima, colla vocina di Daniela a svettare sul pregevole caleidoscopio soniko che Massimo Bandiera e Carlo Bucciarelli distendono con cura dinanzi ai nostri sensi, e le immagini multiformi cangianti ad ogni nota ci abbacinano, meravigliandoci. Fin da principio si assiste ad una crescita costante, quasi che il dischetto voglia ascendere alle algide immensità siderali, fuggendo al quotidiano squallore che ci circonda. Impossibile costringerlo entro angusti orizzonti predefiniti, con “Eclipse” si sale ancora, ed attorno a noi il Tempo pare arrestarsi. “Illusory signs” e “If you ever” sono profonde e cogitabonde, nella loro eterea ed impalpabile sostanza c’avvolgono di spire delicate e fragranti, inducendoci a rallentare il passo, a fermarci un attimo, a riconsiderare la nostra Esistenza. “When beauty is invisible”, la titler-track, è la Primavera che esplode in innumeri colori e fragranze, ottimamente bilanciata tra armonie celestiali e la prestanza di una chitarra esibentesi in un a solo di pregevolissima fattura, pomposo e magniloquente come solo il rock di classe sopraffina può essere. “Before the night comes” è notturna come il titolo preannunzia, una ninna nanna dolcissima come la sensazione pura che si prova allorquando la brezza serotina accarezza la pelle del volto, facendoci rabbrividire di gioia voluttuosa. Al contrario, “My last forever” è darkeggiante ed inquietante, anche se presto ogni timore svanisce. Umori che mutano naturalmente, come può accadere nel corso di una lunga giornata, e che vengono descritti via via da uno strumentismo ora elettrico e prestante, ora spontaneo altrove ragionato, compulsato in ogni sua nota, centellinata come le gocce d’un balsamo pretiosissimo. Ad “Endless” si succede una “Don’t hide” che è l’esatto contrario della traccia asciutta nella sua struttura che l’ha preceduta: orchestrale, sinfonica pur nella esiguità della stromentazione applicata, con il rincorrersi dei synth e della chitarra, e quella voce a fuggire ancora, lontano e lontano… Disco baciato in fronte dalla Sorte benevola, i favori della quale si conquistano solo coll’applicazione e la tenacia, colla bravura e la modestia, “When beauty is invisible” rappresenta un passo fondamentale non solo nella vicenda artistica di chi l’ha concepito, ma azzarderei per tutta la discografia nazionale. La quale alla luce di quanto proposto in questi ultimi anni da valenti acts nostrani, può definitivamente smettere i panni della parente povera, e grazie a gruppi come i Miriam pretendere il giusto riconoscimento da parte di coloro che codificano i generi ed i gusti in forza della tradizione e del passato. E’ vero, la bellezza è invisibile, soffocata dalla bruttura, dalla fretta, dall’ansia. Eppure esiste, è tra noi, è dentro di noi, bastante è una stilla d’acqua, a far rifiorire il più bello dei fiori, sfinito dall’arsura. Allora, abbeveriamoci a questa fonte! Eppoi, per ultimo, “Nightporter” dei Japan… Potevo chiedere di più a questi tre bravi artisti? “Attenderò un segnale/e se mai dovessi tornarti in mente/siederò nella mia stanza ed attenderò che inizi la vita notturna/e se trattegno il respiro tutti e due sfideremo ancora il tempo”.

TagsMiriam
Condividi:

Lascia un commento

*