Pankow: Great Minds Against Themselves Conspire

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Ver Sacrum Che il ritrovato duo Fasolo-Spalck abbia recuperato lo smalto di un tempo era già chiaro dal validissimo album del ritorno dei Pankow (Life is offensive and refuses to apologise del 2002) e in questo Great Minds… troviamo il gruppo all’apice della sua forma. Chi ha amato Gisela ritroverà qui gli elementi migliori della musica della band fiorentina (ormai sarebbe meglio dire italo-australiana): l’approccio sperimentale all’elettronica, la capacità di far ballare, la cura certosina nella creazione dei suoni e negli arrangiamenti, il personalissimo approccio al rumorismo industrial, l’ironia corrosiva dei testi di Spalck ma soprattutto il loro essere assolutamente eclettici. Tanto eclettici da infilare nell’album una ballatona kletzmer come “Flash me with your rage”, cantata con una voce roca che ricorda Tom Waits (amatissimo tra l’altro da Alex Spalck). L’album ha poi segnato il ritorno nel gruppo di Massimo Michelotti, fratello di Marcello dei Neon, dopo oltre un ventennio di assenza. “Last but not least” c’è poi Enzo Regi, in formazione con i Pankow da ormai molti anni. Il gruppo suona coeso ed ispirato: Life is offensive …, con il suo approccio sperimentale, suonava quasi cauto, come se il gruppo volesse di nuovo misurarsi e capire le proprie potenzialità: Great Minds… è la piena consapevolezza dei propri mezzi, una dichiarazione energica e sfacciata di esistenza, il voler reclamare il posto che compete ai Pankow nell’olimpo della musica alternativa. Il disco alterna momenti assai diversi tra loro: vi sono delle vere e proprie “bombe da dancefloor” come “Deny Everything” ed “Extreme”, accanto a episodi electro-pop come “Property is Theft” e “Each Man Has A Way To Betray The Revolution”; “A Wine Called Anarchy” e “Yagan” declinano l’elettronica minimale con il verbo della sperimentazione industriale. In “Die Wut” Alex Spalck ci regala la sua performance più ispirata: la sua voce è usata essa stessa come strumento e viene modulata e trattata per intrecciarsi alla sinistra base di tastiere di sapore dark-ambient. “Heroina” è il “pezzo Pankow” per eccellenza, quello più immediatamente associabile alle composizioni del passato del gruppo. A chiudere il disco ci sono poi due pezzi lenti, molto riusciti, ovvero “Injuries And Casualties Aside” e “The End Is Nigh”: il primo è un brano dall’andamento ipnotico, con le percussioni in primo piano e un efficace lavoro di trattamento delle backing vocals sullo sfondo; “The End is Nigh” è un episodio marcatamente sperimentale, pieno di suoni, effetti, trattamenti sulla voce, il tutto per ricreare un’atmosfera tra l’onirico e il lisergico, tra il delirio e la veglia. Curatissima è poi la confezione del CD, un digipack apribile di colore argento con un elegante booklet di 20 pagine che racchiude i testi delle canzoni e delle foto davvero belle. L’interesse suscitato dalla recente intervista ai Pankow su questo sito mi fa ben sperare che siano in molti a non aver dimenticato questo grandissimo gruppo: sono certo che Great Minds… farà la gioia dei vecchi fan. Mi auguro anche che i più giovani lettori di Ver Sacrum, cresciuti ascoltando i gruppi electro nord-europei, vogliano avvicinarsi a questa storica band, in forma smagliante come e forse meglio dei “vecchi tempi”. Complimenti Pankow per questo disco: a quando il tour?

TagsPankow
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