Spiritual Front

0
Condividi:
Macelleria Mobile di Mezzanotte

Macelleria Mobile di Mezzanotte a Fribourg (Foto di LilleRoger)

E anche stavolta, trolley al traino e si espatria, anche se per poche centinaia di chilometri. La serata prometteva molto bene e, dato che chi scrive e colui che pazientemente la sopporta da tempo raramente si lasciano sfuggire l’occasione di uscire dai consueti giri e respirare aria nuova – che è quasi sempre pure buona, specifico! -, saliamo sul treno consci delle atrocità umane che ci toccherà subire durante il viaggio, attività che necessita pazienza e insieme la logora, oh, se la logora, per raggiungere la Svizzera francese e assistere all’evento.

L’arrivo a Fribourg porta cielo sereno e pioggia a goccioloni, e tantissima curiosità. Per Macelleria Mobile di Mezzanotte, in primis, dato che nonostante il mio pluriennale entusiasmo per questo progetto non avevo mai avuto l’opportunità di vederlo on stage; ma anche per la serata in sé, la location, il dress-code, la sua aura di “esclusività”, nonché per Spiritual Front che, anche dopo l’ennesimo concerto, ci fa sempre venire voglia di vederne un altro, poi un altro, un altro ancora ad libitum e così sia.

Straniti dal fatto che alle 21:00 siamo già pronti per uscire (e chi conosce gli orari dei locali nostrani, capirà!), entriamo all’Elvis et Moi: un ambiente tanto piccolo quanto stipato di ammennicoli che farebbero la felicità di ogni appassionato di psychobilly- trashy-chicano- traditional tattoo- style: effigi del signor Presley (foto, bambolotti, e chi più ne ha più ne metta), scheletri assortiti uno dei quali… in groppa ad una zebra, alberelli finti, un cigno di ceramica (!!!), lucine colorate e un’atmosfera, nonostante – forse “soprattutto “per”…- l’indubbia bizzarria del luogo, che definirei più che accogliente.

Sarà anche merito del dj set del preserata, una selezione accurata e per niente banale di ciò che di meglio si è sentito in questi ultimi anni e non in ambito neo-folk e compagnia, con qualche excursus ancora più particolare (come “Human” di Goldfrapp!), e mentre sfuma “Anna” dei Wermut salgono sul palco – per quanto, viste le dimensioni ultraridotte, il termine “mi faccia strano”….- , accompagnati dalla proiezione de La dolce vitaMacelleria Mobile di Mezzanotte. Non è un mistero che il progetto di Adriano Vincenti, accompagnato alle basi da Lorenzo M. (già factotum di PostmodeR[n]XS), rientri nelle mie grazie fin da Profilo ottimale delle ferite; e le recenti release La dolce vita, appunto, e L’ultimo vero bacio, in collaborazione con Profile (uscito poche settimane prima del concerto a cui stiamo assistendo), hanno dimostrato in pieno un’evoluzione sul versante più “raffinato” del proprio sound, uno swinging snuff vintage electronics in bilico tra la le atmosfere della via Veneto di 40 anni fa, l’Italia delle pagine di cronaca nera, l’iconografia dei romanzi noir. Ragion per cui attendevo questa “prova” on stage (che poi ho saputo essere la loro prima esibizione al di fuori dei patrii confini), che si è rivelata qualcosa di immensamente folle, “malato”, piena di un’attitudine da “charming loser” che Adriano Vincenti ha interpretato, grazie anche al contesto molto, ehm, intimo, in maniera “ravvicinata” con il pubblico. Il microfono vicinissimo alla bocca, maschera di latex sul viso, Adriano Vincenti attacca proprio con “La dolce vita “, e da qui inizia un delirio completo in cui il sound di MMM fa da accompagnamento alle sue “evoluzioni”: in mezzo al pubblico, improvvisa lanci di carte da gioco divise tra “love” e “hate” (e guarda caso, alle signore e signorine presenti “love” al completo!!!), un cambio di camicia sul palco con annessa visuale da tergo dei suoi boxer (!!!), e la comparsa di una copia di “Cronaca Vera” – compendio della Vera Provincia Nera Italiana con corredo di cubiste in copertina, gare al fatto di sangue più torbido, compiacimenti vestiti da indignazioni e così via (e se mi è permesso, cito gli annunci matrimoniali dei detenuti, un culto assoluto!), mentre le immagini di Anita Ekberg inseguita dai paparazzi scorrono sullo schermo, e il pubblico osserva e partecipa molto incuriosito, molto divertito, sicuramente stupefatto. In conclusione, “Hush Hush” e insieme il refrain di “Via con me” di Paolo Conte, ultimo tassello di questo folle puzzle tra Ellroy e la “Black Hollywood” – giusto per fare una citazione dei nostri…, tra l’atmosfera ovattata della pellicola di Fellini e quella cruda di un delitto a sangue freddo, completato da un’ironicamente malsana attitudine che ha fatto di questo live qualcosa di piacevolmente inaspettato. It’s wonderful, good luck my baby….

Simone Salvatori/Spiritual Front

Simone Salvatori/Spiritual Front a Fribourg (Foto di LilleRoger)

Mentre attendiamo Spiritual Front, vediamo che di fronte al “palco” (virgolette obbligatorie…) si sta creando una certa ressa: e infatti, una prorompente bionda in corsetto e cappello a cilindro fa presumere che si toglierà codesti corsetto e cappello a cilindro nello stile tipicamente “burlesque”, con corredo di sottofondo musicale adeguato – cosa a cui arriverà dopo una serie di scenette sexy assortite, rimanendo con copricapezzoli e minitanga argentati. Se non vedete nemmeno una foto, non è perché ho senso del pudore, ma perché non sono riuscita a farmi spazio per un misero scatto.. a riprova che tira di più un… pardon, torniamo alle cose serie…

E nella fattispecie, a Simone Salvatori che si presenta on stage in completo bianco, conAccattone di Pasolini proiettato alle sue spalle, solo con la sua chitarra e con tutta l’ironia che, dal primo suo live che ho visto, l’ha sempre contraddistinto – il tutto amplificato dall’atmosfera “colloquiale” del luogo, dal senso di “reunion tra amici” che si sta sempre più creando, con conseguenti scambi di battute, risate, demenzialità assortite. Anche in versione basic, il suono di Spiritual Front si dimostra sempre caldo e corposo, nell’intimista “No kisses on the mouth” come nella penetrante -nella melodia e nelle parole- “Soulgambler”; la non-divisione tra chi suona e chi ascolta, probabilmente, contribuisce a far percepire il tutto ancora in maniera più intensa. E anche quando si passa alla versione-karaoke, ovvero voce e basi, non si perde un minimo di feeling: Simone Salvatori è un vero proprio animale da palcoscenico, e il clima si “scalda” sempre di più, fino ad arrivare a una vera e propria atmosfera di festa. Così, la licenza poetica trasforma “Jesus died in Las Vegas” in “Jesus died in Fribourg”, tra l’ilarità generale, così come quando, su “Slave”, Simone ammette cantando che… “I forgot the words”, ed è superfluo specificare quanto il coinvolgimento adesso vada decisamente oltre la media, e oltre il valore artistico di ciò a cui siamo presenti: e la sua presenza scenica fa il resto, con il pubblico quasi accalcato di fronte a lui. Si sente una partecipazione molto forte, una divertente familiarità che, nel finale, quando ormai “il cd è finito”, come dice Salvatori stesso, e i presenti reclamano il bis, produce una “Bastard Angel” suonata in un clima di totale delirio. Ora, immaginate austeri figuri in tenuta paramilitare, signore e signorine in elegante mise vintage, lo staff del locale, insomma, qualsiasi essere respirante presente in quel momento, tutti insieme a saltare e battere le mani mentre “il nostro eroe” mima corteggiamenti omosex, dà pizzicotti negli zebedei ai malcapitati di turno (tra cui un imbarazzatissimo e divertito Candyman!), galanteggia con le signore presenti, in un clima si può definire di vero e proprio trionfo. Un concerto incredibile, per il contesto in cui è svolto e per il modo in cui la dialettica con il pubblico si è sviluppata e ha allegramente- e giustamente! – degenerato.

La festa continua anche nel post serata: ancora bella musica, piacevolissime chiacchiere, piegamenti in due da risate a causa dei racconti di “quello che ci ha fatto vedere le mutande” un’oretta e mezza prima circa…. E ci ritroviamo, purtroppo, alla conclusione della nostra esperienza elvetica, tra concerti che ognuno a suo modo hanno rappresentato qualcosa di unico, un’atmosfera decisamente “friendly”, una location che definire particolare è un eufemismo; la contentezza dell'”esserci stati” è incontenibile! Ai ragazzi di Soleil Noir, e a DJ Antz e signora i miei complimenti per la bellissima serata, augurandomi di poter replicare con altrettanto entusiasmo e con…gli stessi effetti. Deflagranti, con stile.

Simone Salvatori/Spiritual Front

Simone Salvatori/Spiritual Front a Fribourg (Foto di LilleRoger)

Links:

Spiritual Front: sito ufficiale

Macelleria Mobile di Mezzanotte @ MySpace

Soleil Noir

Condividi:

Lascia un commento

*