God Module: Let's go dark

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Ver Sacrum Le note con cui i God Module hanno presentato il loro nuovo album mi avevano fatto temere il peggio: il disco infatti è tematicamente incentrato su fantasmi, zombie ed amenità del genere, a quanto pare assai care a Jasyn Bangert e per il sottoscritto, ancora traumatizzato dall’ascolto di quella emerita porcheria che è l’album di Zombie Girl, certi presupposti suonavano come una minaccia. Anche se rispetto al lavoro dei coniugi Komor (con cui comunque non vi è alcuna affinità musicale) questo disco è un capolavoro, è innegabile che il progetto americano sia approdato al suo lavoro meno ispirato: l’iniziale “Spooky” (e ridaje con ‘sti argomenti) fa partire l’album con il piede sbagliato e se già dalla successiva “Let’s go dark”, ritroviamo i tradizionali God Module, ovvero quelli capaci di scrivere canzoni non certo particolarmente originali (anche questa suona come molti altri loro pezzi), ma pienamente consapevoli di cosa serva per far entrare la gente in pista da ballo, l’album non riesce mai a decollare, trascinandosi tra alti e bassi, in un puro lavoro di routine. Tornano quindi tutti gli elementi tipici dell’elettro-dark del gruppo americano, dai tormentoni come “Undone” e “E.V.P.” (due potenziali “bombe”) ai pezzi piu’ melodici come “Corpses – A zombie lovesong” e “Falling in space”: episodi anche carini, ma che sanno tanto di “già sentito”, per un disco che complessivamente risulta il più debole della discografia dei God Module: urge una correzione di rotta per una formula che inizia a palesare evidenti segnali d’usura.

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