Macelleria Mobile di Mezzanotte/Profile: L'ultimo vero bacio

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Ver Sacrum Crumley probabilmente sarebbe lieto di tutto ciò. A distanza di quattro anni da “La dalia nera”, infatti, l’estro di Adriano Vincenti e Simone Puorto trova un modo di esprimersi capace di dare una forma musicale a un intero immaginario, sulla strada che lo stesso ultimo lavoro di MMM, “La dolce vita”, ha intrapreso in maniera più che convincente: liberandosi della predominanza a suffisso “electronics”, dando al proprio suono una classe e una raffinatezza sempre noir come il contesto a cui si riferisce. Quello della coltre di fumo di un night club di cinquant’anni fa, in un luogo idealmente ubicato tra Las Vegas e il Tevere, e piccoli e grandi delitti di passione e sangue. “L’ultimo vero bacio” scorre su un crime lounge industrial jazz oscuro nelle atmosfere e nelle narrazioni, in quella voce roca che in “Solo per vederti piangere” sembra portare in ogni vocabolo gli strali di una vita sul limite e ai margini, nell’atmosfera da locale notturno del dopoguerra di “Farewell, my lovely”; e nell’accattivante e swinging “Blue Tango”, accompagnata da una voce femminile venata di sensuale malinconia. Malinconia che poi ritorna nel cupo giro di pianoforte della title-track, e che si trasforma in volontà omicida nel mood da crime story di “Lost love motel”, fino a sporcarsi le mani di sangue nel dark jazz de “Il vero crimine nasce dall’amore”. La collaborazione tra MMM e Profile ha portato a un lavoro di intensa e cupa atmosfera: un album raffinato, ammaliante, elegante. Anche – e soprattutto – quando si macchia del delitto più efferato.

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