Linkin Park: Minutes to midnight

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Ver Sacrum I Linkin Park ci hanno messo quattro anni per dare alle stampe il successore di Meteora: sono stati ben quattordici mesi in studio, hanno scritto decine di canzoni di “prova” e, come se non bastasse, si sono fatti perfino aiutare dal produttore Rick Rubin, ma il risultato di tanta fatica (?) è un lavoro fiacco, banalotto e abbastanza deludente. Già m’immagino i commenti dei loro detrattori, tutti lì pronti a dire che avevano ragione, e che la band è, ed è sempre stata, una gran “sola”, ma anche se in passato avevo molti buoni motivi per contrastare tale opinione, adesso devo ammettere che il sestetto di Agoura Hills è diventato indifendibile, e oltretutto ha perso per la strada quello che di più interessante aveva, e cioè la voglia di proporre un sound heavy/aggressivo lievemente contaminato dall’elettronica. Quest’ultimo elemento è infatti pressoché sparito dalle loro composizioni, ma ora non si può neanche più parlare di nu metal perché Minutes to midnight, in realtà, è un album rock, e per giunta un po’ raffazzonato, poco coeso e pieno di roba che sa di già sentito. A parte il singolo “What I’ve done”, che in effetti è una delle cose migliori contenute nel cd, ci sono brani che mi hanno lasciato basita, vedi ad esempio “Given up” (costruito su riff rubati da “Shut the f**k up” dei Brides Of Destruction e da “N.W.O” dei Ministry), per non parlare di “No more sorrow” (anche qui le scopiazzature palesi non si contano…) o di “Shadow of the day”, vagamente simile a “With or without you” degli U2. E per completare questo ben poco idilliaco quadretto, ci sono pure episodi inutili come “Valentines day” e “In between” (così sdolcinati da far venire la nausea…), o come “Hands held high” (una specie di rap-gospel che non c’entra nulla con il resto, ma che forse è stato inserito per far sfogare il povero Mike Shinoda, che in questo disco sembra contare quanto il due di picche!). Credo che l’unica nota positiva di Minutes… sia rappresentata dalla voce di Chester Bennington, cantante dotato di una buona timbrica ma bravo soprattutto a livello interpretativo, e in generale penso che il gruppo, nel tentativo di distaccarsi da ciò che aveva fatto in passato, si sia trovato davvero disorientato, e non abbia saputo che pesci pigliare. Insomma, qualcuno direbbe che i Linkin Park sono alla frutta, ma prima di sbilanciarmi mi piacerebbe sapere cosa combineranno col prossimo album, anche se mi sa che ci sarà da aspettare un bel po’ prima di scoprirlo…

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