Port-Royal: Afraid to dance

0
Condividi:

Ver Sacrum I tipi della Resonant nutrono molte speranze di successo nei riguardi del secondo album dei genovesi Port-Royal, infatti basta dare un’occhiata al sito della label per rendersi conto che chi la gestisce pensa che Afraid to dance potrebbe essere il disco più importante tra quelli pubblicati finora. Sinceramente non so se le cose andranno come loro auspicano, ma questo cd ha tutte le carte in regola per essere apprezzato da una moltitudine di persone, sia che esse abbiano qualche legame con la scena indie, sia che facciano parte della ben più ristretta categoria degli appassionati di elettronica sperimentale e sonorità affini. Eh sì perché i Port-Royal, così come tante altre formazioni del giro post-rock, propongono un genere “borderline” che ben si adatta ai gusti di ascoltatori appartenenti ad ambiti anche parecchio diversi tra loro, e quindi sarebbe davvero un peccato se il nome del gruppo dovesse essere associato ad un contesto musicale dai confini troppo netti e marcati… Dico questo perché già immagino che i fan di band come Mogwai e Sigur Rós non ci impiegheranno molto a capire che Afraid… può essere di loro gusto, mentre quelli che di solito ascoltano ambient o IDM, e non hanno nulla a che fare con la scena “alternative-modaiola”, magari rischiano addirittura di perderselo! Ovviamente la speranza è che tutto ciò non si avveri, e che i magnifici paesaggi sonori dipinti dai componenti del gruppo diventino oggetto dell’attenzione del maggior numero di persone possibile, difatti le dieci tracce contenute nell’album, tutte basate sull’intreccio tra sonorità eteree, atmosfere rarefatte e beats elettronici, possiedono un fascino particolare e sono contraddistinte da una ricercatezza e un’eleganza non comuni, anche se forse le loro qualità migliori stanno nell’essere perfettamente equilibrate e mai ripetitive (caratteristiche, peraltro, assai rare da trovare quando si tratta di musica di questo tipo!). È impossibile indicare quali siano i brani più interessanti tra i dieci che sono inclusi perché il lavoro in oggetto è di quelli che possono essere considerati solo nella loro interezza, per cui non mi rimane che consigliarvelo se siete tra coloro che, leggendo ciò che ho scritto nella prima parte della recensione, si sono sentiti chiamare in causa…

Condividi:

Lascia un commento

*