Tiger Army: Music from regions beyond

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Ver Sacrum Qualche tempo fa Nick 13, leader degli americani Tiger Army, aveva annunciato che lui e i suoi degni compari Jeff Roffredo e James Meza avrebbero fatto uscire un album di genere “post-psychobilly”, ma visto il risultato ottenuto con Music from regions beyond credo di poter affermare che il cantante/chitarrista californiano si era molto contenuto nel momento in cui aveva fatto tale dichiarazione, e che avrebbe dovuto dire che la sua band si stava velocemente trasformando nel clone (sdolcinato) degli AFI!! Mi domando cosa penseranno i super-fan del terzetto, quelli che sono addirittura arrivati al punto di tatuarsene sul corpo il logo (andate a vedervi le immagini dei “top friends” nel profilo My Space dei Tigers per capire a cosa mi riferisco…), e sinceramente ora come ora non vorrei essere nei loro panni perché immagino siano parecchio arrabbiati (per non dire molto peggio) con i loro beniamini!! Insomma, quella che inizialmente era una formazione dedita a un mix tra rockabilly e punk, adesso si è trasformata in una specie di gruppo emo-goth che, a differenza di tanti altri, non fa proprio nulla per nascondere la sua passione per la new wave inglese e per certe sonorità in voga negli anni ottanta (vedi ad esempio il ruffianissimo “As the cold rain falls”). Come dicevo poco fa la somiglianza con gli AFI va oltre ogni limite tollerabile: è risaputo che i due gruppi sono amici da anni e hanno fatto dei tour insieme, inoltre Davey Havok è apparso spesso come special guest nei brani dei TA (in questo caso compare in “Afterworld”…), ma il vero problema è che Nick 13 lo imita così bene da far pensare che sia lo stesso Davey a cantare tutte le canzoni!! Riguardo invece alla musica, ogni tanto c’è qualche accenno al rock anni cinquanta (in “Where the moss slowly grows” il richiamo alle tipiche sonorità fifties è piuttosto palese…), ma in generale ciò che ci viene proposto è un punk melodico di buona fattura ma anche molto banale e scontato. Inutile dire che questa “strana” situazione influisce alla grande sul mio giudizio finale, e che è difficile essere obiettivi nei confronti di un prodotto del genere, che considererei perfino bello e gradevole se solo mi riuscisse di non pensare al contesto che gli sta attorno. Visto però che non ci riesco, non posso che etichettarlo come “scopiazzatura vergognosa”, e chiudere qui l’argomento.

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