Brillig: Mirror on the wall

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Ver Sacrum Preceduto dal singolo “The plagiarist”, che noi già analizzammo mesi addietro, ecco giungere il long-playing “Mirror on the wall”, adeguata palestra ove gli esercizi dei nostri trovano gli spazi per venire appieno apprezzati. I referenti ai quali il trio s’ispira si possono ricondurre ai Suede (primi) ed ai Placebo meno arrabbiati, ovvero ad un rock decadente e lambente derive glam capace di proporre spunti davvero apprezzabili. Certo che “Truth or dare?” (preceduta da “Finders keepers, losers weepers” e dalla title-track e già ascoltata sul citato EP e su “A compilation 2”) più l’ascolto e più mi piace, Bret Anderson dovrebbe tener conto di questi suoi figliocci con orgoglio, e non è da meno “Revamp”, melancolica piece che scorre dolente nei suoi treminutiemezzo di durata, ideale accompagnamento per pomeriggi trascorsi a meditare solinghi. Curiosa la scelta di proporre l’hit del passato “In the air tonight”, firmato Phil Collins, ma la sorpresa si tramuta presto in approvazione incondizionata, essendo questa versione dei Brillig oscurissima e resa molto personale, senza stravolgere l’originale. Bypassata “The plagiarist” (ne approfitto infatti per rimandarvi alla sezione apposita del sito ove troverete la relativa rece), approdiamo ad una “Pretty in the dark” che conferma la sana coesione che cementa l’estro artistico dei musicisti, e pure la loro propensione a creare ambientazioni cogitabonde. Sferzate elettriche scuotono “Empty hours”, non indimenticabile ma nel complesso carina, oltrecchè decisamente darkeggiante, “Monster seas & swells” (un bel pezzo leggierino che potrebbe ricordare Requiem In White o Faith and the Muse) e la ballatona “Station high” (Nick Cave docet) completano adeguatamente la track-list (aperta e chiusa da “Intro” ed “Outro”). Bellissima la grafica, elegante ma pure ironica, con dei buffi disegni che effigiano il terzetto ed illustrano i testi delle singole canzoni.

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