Deasonika

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Marco Trentacoste, Deasonika (Foto di Grendel)

Di recente ho fatto una specie di “abbonamento” alle situazioni paradossali: giusto poco tempo fa ero all’Heineken Jammin’ Festival, nel “famoso” giorno in cui una tromba d’aria, nel giro di dieci minuti, ha spazzato via buona parte delle impalcature dell’area del main stage, impedendo così il prosieguo della manifestazione, ma pure il recente Valdera Rock Festival si è rivelato un qualcosa di totalmente assurdo, anche se per motivi (e con esiti…) del tutto diversi. Premetto che la due-giorni concertistica che si è tenuta in quel di Pontedera non proponeva band legate ai generi che trattiamo in questo sito, visto che gli headliner delle serate di sabato 23 e domenica 24 giugno rispondevano al nome di Almamegretta e Le Vibrazioni (oltre a loro si sono esibiti anche Meganoidi, Le Mani, R. Sinigallia e diversi altri gruppi…), ma la presenza dei Deasonika nel bill della seconda giornata era un motivo più che sufficiente per presenziare, visto che la formazione capitanata da Max Zanotti e Marco Trentacoste è una specie di “mosca bianca” (anzi, considerando l’impostazione del sound a cui è dedita, sarebbe meglio dire “nera”…) della scena alternative-rock italiana, e oltretutto non è una di quelle che si esibiscono tanto spesso dal vivo.

L’occasione era da non perdere insomma, e così la sottoscritta è sopraggiunta sul luogo del “misfatto” (vale a dire lo stadio della cittadina toscana) mezz’ora prima del momento in cui era previsto l’inizio dell’esibizione del quintetto, cioè intorno alle 22.00. Appena arrivata, però, ho subito notato parecchie stranezze: nel parcheggio adiacente all’impianto sportivo i posti liberi erano ancora numerosi, e in giro non c’erano le solite “frotte” di fan che solitamente si vedono ai concerti, anzi non c’era proprio nessuno tranne me, gli addetti al servizio d’ordine e i soliti “infiltrati” che non vengono per lo spettacolo, ma solo per curiosare e vedere cosa accade. A questi ultimi però è andata male, difatti da vedere non c’era un bel nulla, e il brutto è che anche dentro lo stadio la situazione era desolante: ci saranno state sì e no centocinquanta persone (compresi coloro che erano lì per lavorare!!), distribuite tra la transenna posizionata davanti al palco e l’enorme prato circostante che, manco a dirlo, era spaventosamente vuoto. Davvero non so come si sia potuta verificare una cosa del genere, fatto sta che mi ci è voluto un bel po’ per riprendermi dallo shock, soprattutto pensando allo spreco di soldi ed energie nell’organizzare un evento “fantasma” (non saprei come altro definirlo!) e all’umore delle band presenti, abituate a ben altre… moltitudini!

Ovviamente non vi racconterò i dettagli delle performance dei Le Mani e delle Vibrazioni, visto che (come ho già detto in apertura…) il genere da loro proposto ha poco – o meglio nulla – a che vedere con Ver Sacrum, ma mi soffermerò sull’esibizione dei Deasonika, che gira e rigira hanno attaccato a suonare alle 23.25 circa, dopo aver passato quasi mezz’ora sul palco nel tentativo di risolvere alcuni problemi tecnici che gli impedivano di iniziare. Ovvio che assistere ad una scena del genere non è il massimo per il pubblico, ma il gruppo ha subito fatto dimenticare l’accaduto a tutti, creando un’atmosfera molto particolare grazie all’intensità dei suoi brani e alla magnetica presenza del singer Max, uno che ci mette mezzo secondo ad attirare l’attenzione su di sé e che ha un atteggiamento davvero grintoso, senz’altro accentuato dal particolare contesto in cui si è tenuto lo show e dallo stress accumulato durante la giornata. In realtà ho addirittura l’impressione che i vari problemi che ci sono stati abbiano caricato in maniera positiva la band, che una volta “ingranata la marcia” sembrava avere veramente voglia di spaccare e di dare il massimo.

Essendo la prima volta che li vedevo dal vivo sono rimasta colpita dalla compattezza e dalla potenza del loro sound (che ci crediate o no l’impianto di questo sfigato festival non era affatto male, e la resa sonora è stata molto migliore di quella che ha contraddistinto certi recenti concerti che ho visto…), ma soprattutto è stato interessante notare come tante delle canzoni del gruppo, in versione live, diventino ancora più corpose e dirette, vedi ad esempio le ottime “La mia veste”, “La luna”, “Piccoli dettagli al buio”, “Il giorno della mia sana follia” e “Non dimentico più”. Mentre li guardavo esibirsi pensavo che è proprio un’ingiustizia che non abbiano ancora ottenuto il grande successo e i riconoscimenti che meritano, un po’ perché la loro musica, pur essendo molto colta, elegante e raffinata, ha un potenziale commerciale non da poco, e poi perché hanno un notevole carisma, caratteristica che a volte latita perfino tra artisti ben più famosi. Per quanto riguarda la prova offerta da Zanotti, posso dirvi che lo considero uno dei migliori vocalist italiani del momento, in quanto possiede sì un’ottima tecnica e una timbrica particolare, ma fa anche grande affidamento sulle sue doti interpretative, che gli permettono di esprimere dolcezza e serenità (ne è stata una dimostrazione la cover di “Teardrop”, famosa canzone dei Massive Attack originariamente cantata dalla mitica Elizabeth Frazer…), ma anche di risultare credibile nei casi in cui tira fuori tutta la sua aggressività (fantastica la performance nella conclusiva “Quello che non c’è”, durante la quale mi è addirittura sembrato, a tratti, di sentir cantare Chris Cornell!!).

Insomma, in una serata strana che più strana non si può ho avuto la fortuna di assistere ad un concerto istintivo, convincente e davvero bello, per cui peccato per coloro che se lo sono perso, e che magari avrebbero avuto l’occasione di scoprire una band dal grandissimo potenziale. E a proposito di quest’ultima, spero solo di poterla rivedere molto presto perché se prima ero già piuttosto convinta riguardo al suo valore, adesso ho una certezza assoluta a tale riguardo…

Deasonika

Deasonika (Foto di Grendel)

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Deasonika: sito ufficiale

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