Gods of Metal part II

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Deathstars

Deathstars al Gods of Metal 2007, Foto di Grendel

Ogni anno, nel mese di giugno, il metallaro medio non può fare a meno di porsi le seguenti domande: “Vado o non vado al Gods?”, “Pioverà o si morirà dal caldo?”, “All’ultimo momento salterà qualche band?”, e soprattutto “Varrà la pena farsi il mazzo solo per i due/tre gruppi di mio interesse?”. A quesiti del genere non è mai facile dare una risposta, difatti il festival metal più importante d’Italia ha un fascino irresistibile per gli appassionati di tale stile musicale, ma è anche una “maratona” non da poco, capace di azzerare le energie della persona più dinamica del mondo. Mentre la prima parte dell’evento, svoltasi ad inizio mese, era stata funestata da condizioni climatiche decisamente avverse (che tradotto significa “pioggia incessante”…), la seconda è stata caratterizzata dal bel tempo e da un caldo allucinante che, almeno nelle ore centrali della giornata, ha messo un po’ tutti a dura prova, ma che per fortuna non ha rovinato la festa e non ha impedito alle prime formazioni che si sono esibite di esprimersi a buoni livelli.

Per quanto mi riguarda il festival è iniziato con la performance degli svedesi Deathstars che, puntuali come un orologio, sono saliti sul palco alle 12.30. Avendoli già visti qualche mese fa, ma in club abbastanza piccoli, avevo il timore che potessero essere un po’ deludenti in versione “open air”, invece hanno dimostrato di sapersela cavare benissimo anche in un contesto come questo, e di non essere affatto intimiditi dalla situazione, tanto che il frontman Whiplasher ha cominciato a fare le sue solite battutine (auto)ironiche a sfondo sessuale (e che forse molti non hanno proprio capito, altrimenti qualche bottigliata in testa gli sarebbe arrivata di sicuro!!). Tra l’altro il personaggio in questione ha avuto anche l’ardire di presentarsi con un kilo di brillantini sparsi su tutto il corpo e perfino sui capelli, ma è probabile che i metal-heads più intransigenti a quell’ora non fossero ancora arrivati e quindi gli è andata bene, visto che a nessuno è venuto in mente di infamarlo! Scherzi e battute a parte, il quintetto ci ha dato dentro per una mezz’ora abbondante proponendo una selezione dei suoi brani più famosi, vedi ad esempio gli ottimi “Tongues”, “Virtue to vice” e “Cyanide”, peraltro accolti piuttosto bene dal già numeroso pubblico presente in quel momento.

Terminata la performance degli scandinavi è stata la volta dei genovesi Sadist, band di culto del thrash/death italico dei primi anni novanta, sui quali però soprassiedo data la loro estraneità ai generi trattati su questo sito. A seguire sono arrivati i newyorkesi Type O Negative, accolti dal boato di quelli che da quattro anni o più aspettavano di vederli (risale infatti al Summer Day In Hell del 2003 la loro ultima apparizione nel nostro paese…), ma devo dire che nella precedente occasione in cui avevo assistito ad un loro concerto mi avevano convinto maggiormente, anche in virtù di una scaletta migliore di quella proposta al Gods. Il buon Peter Steele, comunque, non ha mancato di divertire il pubblico con le sue pose da macho (vista la stazza, credo che sarebbe stato un wrestler perfetto!), i suoi sguardi assassini e gli atteggiamenti delle serie “alcolizzato sì, ma con stile…” (tutte e due le volte che l’ho visto ha sempre avuto accanto una bottiglia di vino rosso, e non ha esitato a scolarsela!!), e in generale assistere ad uno show dei TON è sempre un’esperienza interessante da fare, ma dopo una mezz’ora ho deciso di “trascurarli” un po’ e di recarmi al meet & greet dei Deathstars, che sono usciti al gran completo per la solita routine di foto e autografi.

Type O Negative

Type O Negative al Gods of Metal 2007, Foto di Grendel

Al termine dell’esibizione i tecnici hanno cominciato a sistemare il palco per l’arrivo dei Black Label Society, per i quali però vale il discorso già fatto per i Sadist. Solita storia riguardo ai lagnosi e irritanti Megadeth, seguiti a ruota dai Korn in versione “rimaneggiata”, visto che di recente sono stati abbandonati anche dal batterista David Silveria, rimpiazzato in questo tour da “prezzemolino” Joey Jordison (il drummer degli Slipknot, che l’anno scorso ha suonato pure con i Ministry…) e da un secondo percussionista che in un paio di occasioni è addirittura andato in mezzo allo stage a fare headbanging! Devo dire la verità, Jonathan Davis e compagni hanno avuto una lunga serie di problemi negli ultimi anni e di sicuro la loro più recente prova discografica lascia un po’ desiderare, ma dal vivo sono dirompenti e azzeccano sempre la scaletta, visto che dedicano spazio a canzoni tratte da ognuno degli album realizzati dal 1994 ad oggi. Anche in quest’occasione si è sentito un po’ di tutto, da “Got the life” a “Twisted transistor”, passando per “Here to stay”, “Y’all want a single”, “Twist”, “Falling away from me”, “Somebody someone”, “Freak on leash” e la solita “Blind” posta in chiusura del concerto (ma è sempre un bel modo di terminare, questo è poco ma sicuro!!). Da segnalare l’ottimo stato di forma fisica del carismatico Davis, abbigliato come di consuetudine con maglietta e kilt, e le espressioni da psicopatico in libera uscita del chitarrista Munky, sempre più assurdo coi suoi dreadlocks tinti di bianco e lo sguardo allucinato.

Finora ho evitato di ripetere quanto la giornata sia stata faticosa, un po’ per il caldo e un po’ per la gran massa di persone presenti, ma di sicuro è valsa la pena sopportare un simile stress perché Ozzy Osbourne è un personaggio unico, oltre che uno dei più importanti della storia della musica estrema. Il reality show di cui è stato protagonista in questi ultimi anni assieme alla sua famiglia, e che lo ha reso stra-famoso, ha contribuito ad attirare una marea di curiosi che volevano vedere se il cinquantanovenne cantante originario di Birmingham ci è o ci fa (o meglio, se è davvero rincoglionito come sembra o se fa finta…), ma in effetti è difficile dirlo perché è sempre stato fuori di testa, e anche quando era più giovane aveva un modo bizzarro e tutto suo di muoversi sul palco. Personalmente l’ho trovato piuttosto vitale e dinamico, e anche la sua prova vocale si è attestata su buoni livelli, ma in generale l’intero concerto si è rivelato molto soddisfacente (del resto tipi come Zakk Wilde e Mike Bordin, rispettivamente chitarrista e batterista della band che accompagna il “prince of darkness” in tour, sono da sempre una garanzia di affidabilità!). Gradevole pure la scaletta proposta, che ha visto alternarsi vecchi classici (“No more tears”, “Mr. Crowley”, “Crazy train”, “Mama, I’m coming home”, “Road to nowhere”, “Bark at the moon” e vari altri…), un paio di brani dell’ultimo disco (“Not going away” e “Here for you”) e le sabbattiane “War pigs” e “Paranoid” (su quest’ultima in particolare, collocata in chiusura dello show, è partito un pogo micidiale che ha coinvolto perfino chi, fino a quel momento, se ne era stato tranquillo e immobile nel suo angolino di venti centimetri quadrati!). Insomma, chi pensava di vedere un “vecchietto” che non si regge in piedi e non ricorda cosa significhi cantare ha dovuto ricredersi, e si è divertito molto più di quanto potesse mai immaginare (memorabili sia i salti che Ozzy faceva appoggiandosi all’asta del microfono, sia i momenti in cui ha mostrato il fondoschiena e lanciato gavettoni al pubblico delle prime file!).

La mia ultima considerazione sul Gods di quest’anno non ha però a che vedere con la musica, ma piuttosto con la location e le persone presenti: l’Idroscalo infatti non è male, ma si è rivelato un po’ piccolo per ospitare un evento del genere, mentre il pubblico mi è sembrato particolarmente attento e tranquillo, oltre che abbastanza tollerante, e ciò non può che farmi sperare bene visto che il popolo metal non è mai stato famoso per la sua apertura mentale… L’auspicio è che gli organizzatori stessi, in futuro, tengano conto di questo e non abbiano più paura di puntare sulla varietà degli stili proposti dai gruppi partecipanti, caratteristica che renderebbe il festival ancora più interessante e irrinunciabile di quanto sia stato finora.

Korn

Korn al Gods of Metal 2007, Foto di Grendel

Links:

Ozzy Osbourne: sito ufficiale

Korn: sito ufficiale

Type O Negative: sito ufficiale

Deathstars: sito ufficiale

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