O Paradis: Cuando el tiempo sopla

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Ver Sacrum O Paradis ha quello che è il pregio e la dannazione di chi, per lavoro, per passione o perché semplicemente ne ha voglia (con buona pace di qualcuno), scrive di musica. Ovvero la particolarità del rientrare in un “genere”, neofolk nel caso specifico, senza farne totalmente parte. Perché, oltre quei giochi di insiemi che comportano schematizzazioni tanto semplici quanto fuorvianti, c’è una sostanza propria, che si toglie la soddisfazione di esprimersi senza curarsi di chi, invece, si premura di girare ansioso con il nastro delle etichette. “Cuando el tiempo sopla” corona una progressione che Demian, artefice del progetto spagnolo, ha intrapreso dal debutto, in un album, come nel suo stile, intensamente emotivo, di un romanticismo agrodolce che solo in pochissimi attimi diventa virato sul semplicemente “dolce”. O Paradis coniuga un gusto “riveduto e corretto” di vena cantautoriale con passaggi che ricordano a tratti fumose atmosfere rètro e armonie pre-psichedeliche di fine 60s-inizio70s, e un substrato stilistico “pop” acustico passato tra le maglie di un modo di sentire malinconico e oscuro. Ciò che ne deriva è un senso della melodia senza tempo, in cui la voce pacata ed emotiva di Demian contribuisce a dipingere paesaggi in cui il reale trasfigura nell’onirico mantenendosi però vivo e tangibile. Il tempo, main concept dell’album, trova la sua definizione nelle parole di “Tiempo”, appunto, scandite (in italiano!) dall'”ospite d’onore” Tairy C. (mente di Ait! e della Punch Records), riecheggiando nella ballata percussiva “Luz del Presente”, con un refrain difficile da togliersi dalla testa anche dopo un solo ascolto. E affascina l’intermezzo di una bellissima voce femminile nella suadente “Guarida”, una melodia vintage e tanto delicata quanto incisiva, così come la rarefatta verve sperimentale di “Espacio”e la nostalgica linea armonica di “Cuerda”.Ma è nell’ascolto tutto d’un fiato che si percepisce la reale e disarmante bellezza di questo album, 14 brani che riescono nel difficile compito di dare una struttura semplice a un range di sensazioni molteplici. Per una volta, bando alle definizioni, prima di tornare ai propri personali integralismi (inteso, io ai miei!). O Paradis ha creato un album meraviglioso, per chi scrive il migliore della sua carriera, un’imperdibile scossa al cuore dalla quale esimersi è una perdita. Da provare!

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