Wave Gotik Treffen 2007

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Front 242

Front 242 al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

Anche quest’anno il richiamo del Wave Gotik Treffen è stato troppo forte e quindi rieccoci a Lipsia per quello che, nonostante la sempre più abbondante concorrenza in fatto di Festival, rimane un evento assolutamente particolare ed unico. Prima di addentrarci nell’esame delle singole giornate, vorremmo porre l’accento su alcuni dei fatti che hanno a nostro avviso maggiormente caratterizzato questa edizione.

CALDO
Il grande protagonista dei primi due giorni del Festival. Nonostante l’audacia di alcuni personaggi bardati a festa nei modi più assurdi (pur di farsi fotografare certa gente sarebbe disposta a tutto ed in fondo molti vengono a Lipsia solo per questo), il look più consono alle temperature di venerdì e sabato sarebbe stato quello costituito da maglietta, bermuda ed infradito! Le alte temperature, unite all’alta concentrazione di pubblico, hanno fatto sì che anche locali ampi come Werk II e Agra si trasformassero in enormi saune, compromettendo non poco la fruizione degli spettacoli.

ORGANIZZAZIONE
Se sul clima a nessuno si può imputare nulla, certamente più discutibile è stata la ripartizione dei concerti nell’arco delle quattro giornate e la scelta delle locations. Venerdì è da sempre una giornata con pochi concerti, ma quei pochi si svolgono da sempre quasi tutti all’Agra (che è la più ampia delle locations del Festival); senza voler andare troppo indietro nel tempo, l’anno scorso lì avevano suonato Deathstars, Lacrimosa e Nitzer Ebb. Quest’anno invece l’Agra è stato chiuso (almeno nella zona concerti, era invece aperta l’area shopping) sino all’1.00 di notte ed i concerti di (tra gli altri) In Strict Confidence e Absolute Body Control si sono tenuti al Werk II col risultato di un locale stipato all’inverosimile, con una temperatura interna altissima. Anche la giornata di sabato non offriva un menu particolarmente ricco (mi si potrà obiettare che è questione di gusti, ma chi non segue il deathrock – di cui erano in programma numerosi concerti al Werk II – era pressoché “obbligato” ad andare all’Agra per i vari Front 242, Rotersand, Psyclon Nine, Orange Sector, ecc…. col risultato che anche un locale così ampio si è rivelato una trappola infernale. Domenica invece sovrabbondanza di offerte, con ampia frammentazione anche all’interno dello stesso genere: tanto per fare un esempio, gli amanti dell’EBM dovevano sfogliare la margherita tra Parkbühne (Suicide Commando, Rabia Sorda, ecc…), Kolrabizirkus (Seabound, Pride and Fall, De/Vision, ecc…) ed il solito Werk II (Soman, This Morn’Omina, Grendel, ecc…) e compiere inevitabili rinunce, inevitabili a Lipsia, vero, ma quest’anno si poteva forse fare le cose in maniera più assennata.

VECCHIETTI TERRIBILI
E’ stato indiscutibilmente in festival in cui hanno trionfato gli “over 40”: Dirk Ivens (nella doppia incarnazione Absolute Body Control e Dive), Front 242 e Fixmer/Mc Carthy (tanto per citare solo quelli visti, ma credo che anche Johan Van Roy abbia fatto la sua figura come sempre) sono stati protagonisti di alcuni dei migliori concerti di quest’edizione, dimostrando che le nuove leve hanno ancora parecchio da pedalare.

venerdì 25 maggio

In Strict Confidence

In Strict Confidence al WGT 2007 (Foto di LilleRoger

Tradizionalmente la giornata di venerdì non è mai particolarmente ricca di eventi ed anche quest’oggi non sfugge alla consuetudine, ma la cosa strana e che mentre nelle precedenti edizioni i pochi concerti della giornata erano concentrati quasi totalmente all’Agra (la più grande delle locations del Treffen), quest’anno come “campo centrale” è stato scelto il Werk II (l’Agra verrà aperto solo a mezzanotte per il concerto dei The Retrosic in programma un’ora dopo), locale certamente non piccolo, ma che a conti fatti si rivelerà insufficiente per accogliere tutta la gente accorsa (in pratica la quasi totalità del pubblico presente al Treffen, fatta eccezione per chi è intento a fare shopping all’Agra e per i (presumibilmente) pochi che stanno al Moritzbastei.

Noi ci rechiamo al Werk II circa un’ora prima del concerto degli In Strict Confidence; quando arriviamo il locale è già stracolmo e la temperatura all’interno è da sauna (giova ricordare a chi non è mai stato a Lipsia che questi locali non hanno aria condizionata e nemmeno una brillante areazione); sul palco PZYCHOBITCH: non sono mai stato attratto dalla musica di questo progetto ed anche il concerto non mi fa certo cambiare idea. Un’elettronica di bassa lega con contaminazioni varie che trovano nel cantato “rappato” la parte a me più sgradevole; visto il nostro disinteresse per questo concerto, ne approfittiamo per uno sguardo al ricco banco del merchandising e quindi per cercare di guadagnare un posto decente per seguire la performance degli IN STRICT CONFIDENCE.

La band tedesca si presenta sul palco con cinque elementi: Dennis Ostermann e Antje Schultz (vocals) sono accompagnati da chitarra, tastiere e batteria; la performance (un’ora a loro disposizione) viene aperta da “Promised Land” ed è imperniata sui due album più recenti, Exile ParadiseHoly di cui vengono eseguite “Forbidden fruit”, “Fading light”, “Seven lives”, “Heal me” e “Closing eyes”, mentre tra i brani meno recenti ricordo “Zauberschloss” e la conclusiva “Engelsstaub”. Ogni pezzo è supportato da ottimi videoclip che rendono la performance veramente suggestiva dal punto di vista visivo, per un concerto decisamente ottimo, nonostante il caldo e la calca veramente insopportabile abbiano inficiato non poco sulla mia fruizione dello spettacolo (uno dei concerti a cui più tenevo di questo festival).

Il successivo concerto di Fetisch:Mensch, nuovo progetto di Oswald Henke, leader dei Goethes Erben, ci dà l’opportunità per riposarci, sfamarci e sopratutto dissetarci. Parzialmente rinfrancati possiamo assistere al concerto di ABSOLUTE BODY CONTROL, leggendario progetto del duo Ivens/Van Wonterghem; i terribili “vecchietti” belgi ci fanno salire sulla loro macchina del tempo, riportandoci ai primi anni ’80, quando vide la luce il primo dei loro numerosi progetti musicali: un elettro-sound minimale, tra elettro-wave ed EBM (con la “b” di “body” sempre in primo piano quando sul palco c’è Dirk Ivens). Brani datati ma che alla resa dei fatti si dimostrano sempre freschi e convincenti; il pubblico gradisce e tributa il successo di uno dei migliori concerti di questo festival.

Lasciamo quindi il Werk II con l’intento di recarci al Volkerschlachtdenkmal dove è in programma uno speciale concerto degli In The Nursery, supportato da fuochi d’artificio; un evento gratuito aperto non solo al pubblico del Treffen, ma anche a tutti i cittadini di Lipsia. La suggestiva location e la musica dei gemelli Humberstone sono ingredienti che attraggono…. Purtroppo, il micidiale trittico composto da un repentino acquazzone, traffico congestionato e stanchezza ci fanno rinunciare tanto a questo evento, quanto al concerto di The Retrosic in programma all’Agra all’ 1.00 di notte; cala quindi il sipario sulla nostra prima giornata.

Absolute Body Control

Absolute Body Control al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

sabato 26 maggio

Rotersand

Rotersand al WGT 2007 (Foto di LilleRoger

La seconda giornata di questo Treffen non offre un menu particolarmente appetibile per i nostri gusti e quindi decidiamo di concentrarci esclusivamente sull’Agra. Il primo gruppo che vediamo sono gli ORANGE SECTOR, una delle tante band protagoniste del grande ritorno dell’EBM-old school; i nostri si presentano sul palco in due, sciorinando un’esibizione molto, ehm, “fisica” che asseconda i classici stilemi di questo genere. Ritmi incalzanti e vocione, per una band ed un sound che su di me francamente non esercitano un particolare appeal. Seguo pertanto questo concerto con un certo interesse solo per una manciata di brani, preferendo poi uscire per una provvidenziale boccata d’aria.

Molto più interessante dal mio punto di vista, il successivo concerto dei ROTERSAND; ho già visto un paio di volte la band tedesca dal vivo e ne sono sempre rimasto favorevolmente impressionato ed anche questa sera non mi deluderanno. Una delle band più originali e valide dell’attuale panorama elettro, apre il concerto con “Almost violent”, dando poi spazio ad altri brani tratti dai due album editi sin’ora (ricordo “Last ship”, “Merging oceans”, “Exterminate, annihilate, destroy” e la conclusiva “Undone”) e presentando in anteprima dal nuovo album 1023, il brano “Lost” che rivela subito la sua carica irresistibile: un brano destinato a divenire un sicuro “hit” del trio teutonico. Da rilevare che per l’escuzione di “Electronic world transmission”, i Rotersand vengono raggiunti da due ospiti come Thomas Lesczenski e Frank D’Angelo dei S.I.T.D., a suo tempo autori di un ottimo remix di questo brano. Un concerto ottimo che viene recepito con grande calore (in tutti i sensi, visto che l’Agra è stracolmo, con il conseguente effetto sauna di cui abbiamo già abbondantemente parlato) dal pubblico.

La successiva esibizione degli PSYCLON NINE è per noi l’occasione giusta per prendere l’ennesima boccata d’aria, mangiare e bere; se già non ero un grosso estimatore della band americana ai tempi del loro primo album Divine Infekt, ho totalmente perso ogni interesse nei loro confronti dopo i successivi INRICrwn thy frnicatr, album in cui la band ha svoltato in maniera ancor più marcata verso il black metal (le mie orecchie, fortunatamente profane di certi generi, non trovano per loro altra definizione). Il loro look da “cuginetti di Marilyn Manson e lo sgradevolissmo growling che domina su ogni brano non mi fa certo cambiare opinione su di loro; piuttosto, che c’entrano gli Psyclon Nine con i gruppi elettro in scaletta oggi all’Agra?

Dopo cotanto strazio, è la volta di una band che non ha bisogno di presentazioni: FRONT 242, forse il nome più importante tra quelli in cartellone quest’anno. Anche se non gradisco particolarmente le “riletture” che ormai da qualche anno i colossi belgi propongono dei loro hits (cosa che avevo già avuto modo di appurare nelle precedenti occasioni in cui avevo assistito ai loro concerti), non rimane che togliersi il cappello davanti a degli “over 40” che hanno fatto la storia dell’EBM, autori di dischi leggendari e che ancora oggi sanno offrire uno show di primissimo livello, senza risparmiarsi e trascinando un pubblico per altro già molto ben disposto nei loro confronti. Concerto che passa in rassegna buona parte della loro vasta discografia (“Religion”, “Welcome to paradise”, “Headhunter”, “No shuffle”, “Body to body”, “Im rhytmus bleiben”, “Funkhadafi”, “Kampfbereit”, “Until death (us do part)”, ecc… sino alla conclusiva “Punish your machine”) e reso particolarmente godibile dalle belle proiezioni che accompagnano ogni brano. Un autentico trionfo (in un Agra trasformato in mega-sauna) per quello che è certamente stato uno dei migliori concerti di quest’anno.

Un caloroso ringraziamento a Giovanni Borriello per la “ricostruzione” della scaletta dei Front 242 e per la foto qui di seguito.

Front 242

Front 242 al WGT 2007 (Foto di Giovanni Borriello)

domenica 27 maggio

Il report è stato scritto da LilleRoger e Candyman, identificati rispettivamente da [LR] e [C] nel testo che segue.

Stormfagel

Stormfagel al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

[LR] La domenica ci dà tregua dal punto di vista meteorologico. Temperatura a picco di una decina di gradi, conseguente sollievo. E anche un programma finalmente ricco e vario, che ci porta nel primo pomeriggio verso l’UT Connewitz, location tanto inquietante quanto suggestiva a livello estetico (trattasi di un teatro praticamente diroccato..), quanto “inquietante e basta” per quello che segue. E’ un centro sociale, infatti, i cui occupanti (pagati per lasciare libero un posto non loro per le giornate di sabato e domenica…), a seguito della campagna attuata via web per il boicottaggio del “festivalino Cold Meat Industry” con il pretesto che Stormfagel sarebbero un gruppo nazista (… ma questa gente ha mai sentito Stormfagel?), si sono assiepati all’ingresso del locale con l’obiettivo di aderire alla campagna di cui sopra. Anche picchiando. E, se i vostri eroi (ma mi faccia il piacere..) e i loro compagni di sventura sono riusciti a entrare senza problemi, all’esterno poco dopo sarebbe scoppiato più di un tafferuglio, con mani addosso assortite e relativo arrivo della polizia in tenuta antisommossa. Se per un concerto dobbiamo arrivare a questo, per di più a causa di voci completamente campate in aria, non ho parole. Evito altre considerazioni personali, almeno in questa sede. Che pena, però.

Il concerto di STORMFAGEL inizia comprensibilmente in ritardo, e già un bel po’ di persone popola l’angusto spazio dell’UT, il quale, manco a dirlo, di spiragli per respirare non ce ne ha, e anche qui la condensa, fedele compagna di tutto il WGT 2007, fa la sua apparizione. E poi grazie a dio arrivano loro. Senza svastiche e croci di ferro, con buona pace dei cari e rissosi personaggi di cui prima; piuttosto con un abbigliamento sobrio, “villico style” diciamo, e alle spalle immagini riprese con telecamera a spalla attraverso i boschi. Del complesso svedese conoscevo solo un brano, incluso nell’ultimo sampler della Cold Meat Industry All my dead friends, e freschi di stampa del nuovo album propongono il loro oscuro, criptico folk, intriso delle atmosfere di un modus vivendi e di credenze dimenticate, di un legame con la Terra perduto. Purtroppo talvolta l’esibizione è sprofondata nella noia, forse a causa della lunga durata del concerto, forse per la prolissità di alcuni brani che, se “presi singolarmente”, avrebbero sortito un effetto differente. Un plauso alla voce della cantante, potente, “piena”, da perfezionare per via di qualche stecca abbastanza clamorosa. Ma, con i suoi difetti, un buon concerto, assistendo al quale, forse, qualche simpaticone là fuori avrebbe capito che, sul web, se ne dicono di c*zzate.

COPH NIA ci darà uno dei migliori concerti della kermesse, e anche il più inaspettato (grammaticalmente quanto scritto pocanzi è un orrore, ma non formalizziamoci, rende l’idea!). Aldenon, accompagnato da Linus Andersson alle percussioni (e dico: che percussioni, bravissimo come pochi altri visti nel corso della mia carriera di ehm, fruitrice di live!), si dimostra un frontman carico di una verve diabolica, rendendo ancora più “forte” un’esibizione in bilico tra dark ambient e un’aggressività calibrata, tra ritmiche cupe e suoni ora pacatamente crudeli ora feroci. E, se su disco già c’eravamo accorti che al nostro piacciono tanto le cover, dal vivo le sue versioni di “Stygmata Martyr” e “Sympathy for the devil” riescono a creare un esaltante stupore; e quelle gustose anticipazioni di The Dark Illuminati, nuovo lavoro di Coph Nia e, aggiungo, candidato fin d’ora alla mia top di fine anno, hanno direzionato più di un astante verso il banchetto dei cd… Strepitosi, in ogni senso. Un concerto che potrebbe mettere eternamente a tacere chi si ostina a pensare che se non sciorini un intero pentagramma “non è musica”, e una presenza scenica che si impone come parte integrante della gig e non come suo supporto. Applausi.

Ma, prima di avviarmi verso lo shopping, tengo la mia posizione in prima fila, compressa, sudata e felice, per BRIGHTER DEATH NOW. Senza Lina Baby Doll, e senza una parola, anche. Karmanik si accomoda dietro i suoi marchingegni e, sullo schermo, parte un filmato – ispanico di sicuro, di qualche lustro fa pure, e altro purtroppo non so – che porterà Candyman a decidere definitivamente di andare a prendere una boccata d’aria, in compagnia di altri in cui la visuale di riesumazioni di cadaveri marci e operazioni annesse ha creato l’automatismo di girare i tacchi. E d’altronde, BDN è sempre stato “scomodo”. E di fronte al Maestro l’unica cosa da fare è sentire quanto riesca a fare stupendamente male. E’ il suono della mente di un assassino, del turbine dei peggiori pensieri, la soundtrack delle peggiori azioni; è il Rumore che si fa invasivo, che permea ogni neurone soffocandolo a poco a poco, in una cappa di incubi così veri da non lasciare nemmeno il tempo di averne paura. Schizofrenico, dissacrante, così “unico” da far apparire le stesse definizioni inutili. Se diciamo power electronics, dark industrial, o quel che l’è, si rende l’idea e basta. Un mood così disturbante e ossessivo che, on stage, non necessita di fronzoli per palesarsi in tutta la sua terribile intensità.

Brighter Death Now

Brighter Death Now al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

Ma il concerto finisce, Candyman ritorna dal suo volontario esilio, prendo il cd di Coph Nia e attraversiamo 200 metri costellati di poliziotti per arrivare al Werk II e assistere al concerto di This Morn’Omina.

[C] Tanto per cambiare anche oggi il Werk è pienissimo e quando arriviamo sta “suonando” SOMAN. Il virgolettato è quanto mai d’obbligo perché per definire concerto quella che è in pratica la performance di un dj (con tanto di ballerine in look pseudo-cyber ai suoi fianchi) ci vuole una bella fantasia. Inutile negare che non apprezzo affatto il genere di musica proposto da Kolja Trelle e definire questa roba “industrial” (seppur “for clubs” come scritto sull’homepage del sito del progetto tedesco) mi fa sorridere e al contempo fa inorridire gli amanti della vera musica industrial. Tanto per essere chiari e chiamare le cose con il loro nome, la musica di Soman è techno bella e buona, non molto distante da ciò che imperversa in luoghi come il Cocoricò di Riccione. Tant’è, il locale è pieno, il pubblico è in delirio e quindi, con mia buona pace, Soman ha ragione anche questa volta.

[LR] Finalmente THIS MORN’OMINA. E posso affermare che, nei quattro loro concerti che ho visto, non ce n’è stato uno con una benché minima caduta di tono. Anzi, con il tempo la “timidezza” di qualche anno fa pare essere svanita, e Mika prende “le redini della situazione” mostrandosi come un frontman energico come la loro stessa tribal-techno-trance, arrivata in sordina su un panorama avido di novità qualche anno orsono e diventata ora punto di riferimento e di ispirazione per diversi nuovi acts. I loro “classici” prendono sempre una nuova energia, da “One eyed man” a “Ma i Nomai”, trasformando il Werk II in una bolgia danzante fino alle ultime file, trascinata dai ritmi precisi ed incalzanti, dal melting percussivo che dà a ogni brano la sua necessità di “espressione fisica”, e nella condensa (sempre lei!) del locale l’animo è alto; l’acido lattico del poi, anche. E tutto ci lascia sofferenti, disidratati e felici. Come sempre e come credo sempre sarà ad ogni concerto di TMO, da sempre tra i miei prediletti in sede live, da questa domenica ancora più prediletti di prima.

[C] Si esce e si prende il primo tram utile per dirigersi al lontano Anker; una volta arrivati (e dopo aver fatto qualche inevitabile acquisto), guadagnamo il centro del locale per assistere alla parte terminale del concerto dei LUX INTERNA. Avevo già avuto modo di ascoltare qualche brano del gruppo americano senza restarne particolarmente colpito ed anche i quattro/cinque pezzi che sono riuscito a sentire stasera non mi hanno entusiasmato. Il loro sound mi pare rifarsi abbastanza palesemente al neo-folk di matrice Forseti, Darkwood e similari, con la chitarra acustica e la voce maschile in primo piano; dal mio punto di vista un sound troppo piatto e ripetitivo che mi annoia dopo pochi brani.

Ma il motivo della nostra venuta all’Anker è il successivo concerto di ROME; il progetto solista di Jerome Reuter è stato indubbiamente una delle rivelazioni del 2006 e con un mcd e due album editi nel giro di pochi mesi che lo hanno imposto all’attenzione degli appassionati della scena “folk apocalittica” e che personalmente lo hanno eletto tra i miei ascolti preferiti di questi mesi. Vista la sua proposta musicale, ero curioso di assistere a questo concerto e di vedere come avrebbe proposto i suoi pezzi; ovviamente le basi la fanno da padrone, ma Jerome canta “dal vivo” e si presenta con chitarra al collo, accompagnato da altri due elementi al basso e percussioni, non limitandosi quindi ad un piatto karaoke come certi detrattori si sarebbero attesi. I brani di NeraConfessions d’un voleur d’ames si susseguono, mantenendo più o meno intatto il fascino che hanno su disco, in un susseguirsi di pezzi marzial/apocalittici ed altri maggiormente melodico/malinconici. Per quanto mi riguarda, un concerto più che buono, per un progetto che anche in ambito “live” non mi ha deluso….. e possiamo far calare il sipario anche su questa giornata.

This Morn'Omina

This Morn'Omina al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

Heimataerde

Heimataerde al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

lunedì 28 maggio

[C] Anche quest’anno, così come accaduto nella precedente edizione, epicentro dei nostri interessi è il Kolrabizirkus; location che si rivelerà a conti fatti la più “accogliente” per diversi motivi: si tratta di una struttura assai grande, in grado di ospitare un vastissimo pubblico; è dotata di un grande ed alto palco che consente un’ottima visuale in qualunque punto ci si trovi e la sua altezza permette di respirare senza grossi problemi. Quando arriviamo sono sul palco i PROCEED, altro gruppo di EBM-old school per cui dovrei più o meno ripetere quanto già scritto per gli Orange Secor; non trovo grosse differenze tra le due bands ed i vari Spetsnaz e compagnia bella: si tratta di musica a mio modesto parere un pò piatta e ripetitiva, che dopo una manciata di brani mi annoia alquanto.

Terminata la loro performance, raggiungiamo le prime file per assistere al concerto di DIVE; Dirk Ivens si produce da anni nel solito (ma efficace) spettacolo: solo sul palco, a cantare su basi, iniziando con la camicia abbottonata che progressivamente si apre per la gioia del pubblico femminile… Eh sì, perchè questo “magnifico quarantenne” si mantiene in invidiabile forma fisica e, al solito, non si risparmia, dimostrando per l’ennesima volta, come si può catturare l’attenzione del pubblico anche quando si è da soli sul palco, senza l’ausilio di alcun effetto scenico speciale. Un concerto tanto bello quanto essenziale, zero fronzoli e tutto sostanza.

E’ bizzarro che il nome successivo in scaletta sia HEIMATAERDE, gruppo che ribalta completamente quanto detto per Dive: si può essere in cinque sul palco (tra “musicisti” e figuranti) e non possedere nemmeno un briciolo del magnetismo della one-man band belga. Non negherò che ero assai curioso (più per l’aspetto visivo che non per quello musicale) per quella che era in assoluto la “prima volta” di Heimataerde dal vivo e dal punto di vista scenografico il progetto tedesco non si è risparmiato; come potete vedere dalle foto, sul palco salgono cinque elementi bardati di tutto punto a mo’ di cavalieri medioevali reduci dalle crociate: un grande sforzo visivo (coadiuvato anche da video proiettati sullo schermo alle loro spalle) che vuole sopperire una totale mancanza di sostanza musicale. Per chi non li avesse mai ascoltati, il progetto tedesco fa dell’EBM abbastanza dozzinale, supportata (a volte) da testi in latino e cornamuse o altri strumenti a fiato (come il micidiale piffero imbracciato stasera da uno degli armigeri) per dare un tocco di originalità alle sue composizioni. Purtroppo per loro (fatta l’eccezione di un manipolo di fedelissimi), nemmeno il pubblico tedesco, solitamente di “bocca buona” segue la performance con particolare trasporto e dopo una manciata di brani, dominano sbadigli, sguardi distratti e la fila agli stands gastronomici (vero termometro dell’indice di gradimento di un gruppo) aumenta sensibilmente. Fondamentalmente ridicoli.

E’ ora la volta di DISMANTLED; il progetto “elettro-industrial” di Gary Zon (oggi accompagnato da batteria e tastiere), ribadisce dal vivo l’impressione che mi ha sempre dato ascoltando i suoi dischi, ovvero quella di essere (non se se volutamente o no) una sorta di “Trent Reznor dei poveri”. La sua voce mi ricorda moltissimo quella del signor NIN ed in versione “live”, il sound del suo progetto mi pare dare maggior spazio rispetto al disco, alla componente rock. Il concerto è energico, imperniato sui tre album sinora realizzati, dando maggiormente spazio come ovvio, al più recente Standard Issue, di cui vengono eseguite la title-track, “Thanks for everything”, “Breed to death” e “Get it through”; l’accoglienza del pubblico e più che buona e pur non costituendo la mia “cup of tea”, direi che Dismantled esce bene da questo Treffen.

Cambio palco ed ecco uno dei nomi più attesi (ed infatti la ressa sotto il palco è sensibilmente aumentata) di questo festival: FIXMER/MC CARTHY. Sin dall’inizio di questo reportage abbiamo sottolineato che questo è stato il “festival dei quarantenni” e quindi sapete già cosa sto per scrivere; esibizione perfetta, che manda in visibilio il Kolrabizirkus! Si apre con un paio di (ottimi) nuovi brani che credo e spero, saranno inclusi sul nuovo album del duo (si è trattato di brani più melodici rispetto al trend dell’album Between the devil) e poi via appunto ad alcuni micidiali hits inclusi in questo disco; nel mezzo ci scappa anche “Control I’m here” dal repertorio dei Nitzer Ebb, pezzo con cui forse il delirio raggiunge il climax. Gli anni non sembrano passare per Douglas Mc Carthy (partito in camicia e rimasto a torso nudo… complimenti anche a lui per il fisico) che tiene il palco in maniera egregia: un autentico animale da palcoscenico. Accolti da ovazioni da stadio, i due devono prodursi in un bis, terminato il quale ci dirigiamo velocemente verso la poco distante Kuppelhaus per assistere al concerto di Dernière Volonté.

Dernière Volonté

Dernière Volonté al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

[LR] Arriviamo un po’ in anticipo alla Kuppelhalle (location a poche centinaia di metri dal Kohlrabizirkus, già nota a chi scrive per esserci finita per sbaglio l’anno scorso…) e, se questo ci sarà utile per guadagnarci una buona postazione per il concerto di Dernière Volonté, ci obbliga ahimé a subire parte del concerto diJESUS AND THE GURUS… Un vero peccato che la comicità dei nostri sia involontaria, dato che questo avrebbe volto a loro favore togliendoli dallo status di buffoni. Una penosa accozzaglia di luoghi comuni estetici, dai visuals presi da un qualsiasi documentario sulla prima guerra mondiale, alla presentazione in tenuta militare ma senza stile né classe né altro, una scenografia che definire pacchiana è farle un complimento (ci è scappato pure il siparietto semisadomaso: gratuito, squallido e soprattutto troppo all’acqua di rose per essere credibile!), insieme a una proposta musicale che mette insieme il peggiore e scontato apocalyptic folk, un pizzico di “vorrei fare i Rammstein della brown area ma non ce la faccio”, un po’ di “mi piacciono i Laibach ma non ce la faccio nemmeno qui”, e testi che nemmeno i Manowar – storm of steel! Jabol my friends!… insomma, consigliateli al vostro peggior nemico e vi vendicherete alla grande. Lo sprezzo del ridicolo ha trovato una nuova incarnazione, come se non ne avesse già abbastanza!

E per DERNIÈRE VOLONTÉ si prende posizione e si aspetta con calma. Molta calma, dato che il concerto inizia in ritardo di una ventina di minuti, vissuti in una calca micidiale che, se da un lato poco-bene-fa al fisico, dall’altro la dice lunga sul successo che il progetto di Geoffroy D., alla faccia dei detrattori, continua a riscuotere in misura sempre crescente. Il corso propriamente “military pop”, con particolare enfasi sull’ultimo termine della definizione, intrapreso con Devant le miroir, in questo concerto la farà da padrone, portando a interpretazioni “rivedute e corrette” secondo le “nuove regole” anche dei brani storici; e, sebbene pezzi come “Mon mercenaire” e “Les tambours”, in questa versione, siano risultati inizialmente un po’ spiazzanti, nel corso dell’esibizione si può dire che i nostri animi e il nostro udito se ne siano “fatti una ragione”… e non a malincuore! L’efficacia è dimostrata, garantita e non fa venire nostalgia del passato. E c’è da considerare che questo passato, infatti, risulta rimosso anche sotto altri aspetti, dato che i nostri hanno dato vita a un concerto coinvolgente non solo dal punto di vista prettamente sonoro (e lì, so di essere di parte ma fa niente, la cosa era logica!), ma anche – a sorpresa, dato il semi-immobilismo che ben conosce chi li aveva visti on stage anche solo pochi anni fa… – con un Geoffroy D. a tratti ispirato, a tratti spiritato, a tratti anche completamente fuori di testa… con lanci d’acqua addosso al pubblico e addosso al suo percussionista (spettacolare, aggiungo!), per fare un esempio… una release che, detto colloquialmente, “fa strano” ma mi piace, e le facce degli altri presenti dimostrano che non sono l’unica a pensarla così. E, anche in questa atmosfera inedita, nulla cambia della bellezza di “La nuit revient”, “Nos chairs”, “Douce hirondelle”, nulla scalfisce l’intensità di quelle melodie marziali che sono il loro trademark e la loro inimitabile particolarità. Un concerto inaspettato sotto tanti punti di vista, ma che dimostra che “rinnovarsi”, sotto ogni aspetto, in maniera coerente, non significa “vendersi” come qualche wannabe-profeta del neofolk vorrebbe far credere. Qui il rinnovamento coincide con l’evoluzione, la ricerca di una personalità che ora può esprimersi in maniera piena e sempre più delineata, un suono che fa collimare ritmi quadrati e armonie sempre più affascinanti. Cosa dire se non “meraviglioso”?

Che è tardi, c’è da dire, e noi dobbiamo alzarci alle 5 per andare in aeroporto. Ignari del fatto che l’indomani sarà la solita odissea di ogni anno. E dopo i baci abbracci e saluti di rito, Giove Pluvio ci congeda da questa edizione del WGT controversa, perfettibile sotto tantissimi aspetti, che “poteva andare meglio” con l’aiuto di un minimo di criterio in più nella suddivisione di gruppi e location, ma che, anche quest’anno, non ha mancato di dare le sue soddisfazioni.

Perché ci vogliamo tornare anche l’anno prossimo! E contiamo ci siano ancora i buoni motivi per farlo.

Dive

Dive al WGT 2007 (Foto di LilleRoger)

Links:

Wave-gotik-treffen: sito ufficiale

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