Emilie Autumn: A Bit O' This & That

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Ver Sacrum Strano personaggio Emilie Autumn. E’ indubbiamente una delle voci nuove più eclettiche e talentuose uscite dalla scena oscura negli ultimi anni: è una incredibile musicista, strepitosa con il violino, ottima con le tastiere e anche come vocalist non se la cava affatto male. Vanta un curriculum di primissimo piano, con collaborazioni prestigiose (Courtney Love/Hole e Billy Corgan/Smashing Pumpkins). “Last but not least” è carina da morire e ha un “killer look” da Gothic Lolita post-atomica (o “victorian punk” se preferite) di quelli che non possono passare inosservati. Al contempo le sue prove sono carine senza essere dei capolavori ed esprimono perciò solo parzialmente le potenzialità dell’artista americana. Opheliac, l’album precedente che l’ha fatta conoscere al pubblico europeo grazie alla distribuzione Trisol, è un album fresco e piacevole, solo un po’ troppo ripetitivo e talvolta sdolcinato. Offre una raccolta di pezzi assai carini (su tutti l’accattivante “Swallow”, la raffinata “Shalott” e la deliziosa e divertente “Marry me”) insieme a cose un po’ inutili e ridondanti. A livello di stile la musica della Autumn spazia molto, mescolando la musica classica all’electro e all’avantgarde, il tutto condito – qualche volta troppo – in salsa pop. Opheliac (e sicuramente il look dell’artista) ha avuto un grande successo in Europa e così la Trisol, in questi tempi di “magra discografica” in termine di vendite (e non solo) raschia il barile facendo uscire varie cose di Emilie Autumn, tutte rigorosamente in “normal” e “limited edition”. Fra queste segnaliamo A Bit O’ This & That, un lavoro decisamente per fan e solo per loro, visto che contiene rarità, remix, pezzi dal vivo e vari “avanzi di stagione”. Il disco, che si apre in modo pessimo con l’imbarazzante “space mix” della canzone “Chambermaid”, mescola cose carine a cose scarse. Indubbiamente gli episodi più interessanti sono quelli dove emerge prepotente il talento di musicista della Autumn, ovvero “Ancient Grounds”, “Sonata in D Minor” e “The Star Spangled Banner”, l’inno americano proposto in una versione solo vocale. Abbastanza scarsa invece è la cover di “I know it’s over” degli Smiths (in una registrazione live di qualità pessima da bootleg) mentre la ripresa strumentale per clavicembalo dell’inno dei Monty Python “Always look at the bright side of life” non può non far strappare un sorriso. Essendo una semplice collezione di inediti era forse troppo aspettarsi un capolavoro da questo CD. Certo è che la classe alla Autumn non manca: speriamo che riesca a darle corpo in un album full-length totalmente convincente e non solo “carino”. Ti aspettiamo al varco Emilie!

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