Interpol: Our love to admire

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Ver Sacrum Tralascio di commentare l’orripilante cover scelta per il cd (peccato che nella playlist di fine anno di Ver Sacrum non sia inclusa la categoria “peggior copertina”, perché questa l’avrei menzionata senza pensarci due volte!) e che, per nostra e vostra fortuna, nulla ha a che vedere con la musica prodotta dai newyorkesi, ormai giunti al traguardo del terzo album. Diciamolo subito, in Our love to admire di grosse novità non ce ne sono, ma Paul Banks e compagni dimostrano una volta di più di aver classe da vendere e di essere, al di là di tutto, i migliori nel loro genere. Ne sono passati di anni da quando esordirono con Turn on the bright lights, e non si conta davvero più il numero di formazioni che, in un modo o nell’altro, hanno tentato di emularli (come tutti voi saprete gli Interpol sono stati presi d’esempio sia dal punto di vista musicale, sia per ciò che riguarda il look…), ma le emozioni trasmesse dai loro brani sono ancora le stesse. Come al solito il sound è pieno e avvolgente (stavolta però la produzione è stata affidata a R. Costey, e il disco è stato registrato a Manhattan invece che nel Connecticut…) ed è bello notare che il quartetto non ha fatto niente per renderlo più appetibile o commerciale, continuando per la sua strada e infischiandosene delle mode e di tutto il resto. Tra le canzoni che più mi hanno convinto c’è l’incalzante “Mammoth”, che pur nella sua estrema semplicità risulta efficace e di gran presa, la malinconica (e proprio per questo meravigliosa) “Scale” e la rilassante “Rest my chemistry”, ma anche “Pace is the trick” merita di essere menzionata per la sua immediatezza e per le belle melodie che la caratterizzano. Ottima come al solito la performance del cantante Paul Banks, che considero da sempre uno dei principali artefici del successo del gruppo (non per voler togliere il merito agli altri tre membri, ma secondo me non sarebbero arrivati dove sono senza di lui!). Un ritorno in grande stile insomma, che spazza via quanto fatto di recente dalla “concorrenza” (fa eccezione soltanto il nuovo cd degli Editors…), e che certamente stupirà chi ormai dava per finita la band…

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