Accessory: Holy Machine

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Ver Sacrum La musica degli Accessory, da sempre all’insegna di elettro-industrial dai toni assai “muscolari” con qualche contaminazione techno, non segnala grossi cambiamenti nemmeno nel nuovo mcd Holy Machine che segue di due anni il mediocre album Forever and beyond rispetto al quale si fa però certamente preferire; la proposta della formazione tedesca non è certo divenuta in grado di soddisfare palati particolarmente raffinati, ma trovo innegabile che vi sia materiale piu’ interessante in questo mcd che nel precedente doppio album. Le 13 tracce (7 inediti e 6 remix) del nuovo mcd racchiudono brani piu’ che buoni, dalla pompatissima “What the hell is” (che mi ha ricordato gli E-Craft) all’altrettanto ballabile “Holy Machine”; piu’ “melodiche” (virgolette quanto mai d’obbligo) sono “Endorphine” e “Kein Vergeben”, ma la traccia che preferisco è la breve “Fireworlds” (prevalentemente strumentale e dalle sonorità alquanto insolite per gli Accessory), per un mcd che in definitiva, nella parte degli inediti, non mi ha convinto solo in “Ewigkeit” (che infatti mi aveva lasciato indifferente già sul sampler Machineries of joy vol.4) e “I am an american”. La parte dedicata ai remix si riduce, come spesso accade, ad un inutile e superfluo riempitivo; gli sforzi si concentrano sulle tracce “Holy Machine” (discreto il remix dei Cephalgy), “Ewigkeit” e “Kein Vergenen”: due remix per ogni traccia, da parti di nomi a me francamente sconosciuti, in cui spesso riaffiora l’immagine techno-maranza degli Accessory che la prima metà del mcd aveva fortunatamente in buona parte accantonato.

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