Siouxsie: Mantaray

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Ver Sacrum Ritiratasi ormai da anni a vita privata nel sud della Francia col marito Budgie (da cui si è recentemente separata), Siouxsie torna alla ribalta con un album solista, a quattro anni di distanza dall’ultimo disco realizzato a firma The Creatures (Hai!), mentre ben dodici sono gli anni che ormai incombono sulle spalle di The Rapture, album che chiuse la gloriosa carriera di Siouxsie & The Banshees, band fondamentale per la transizione dal punk al dark, autori di dischi epocali ed indimenticabili per tante persone (e chi vi scrive, si sarà capito, è tra questi). Mantaray sottintende in maniera piuttosto esplicita una nuova fase nella vita artistica e privata di Susan Ballion; tutto ciò è emblematico sin dalla copertina, dove la nostra, affascinante piu’ che mai, appare circondata da farfalle (simbolo di trasformazione) dai colori lussureggianti. Altrettanto emblematico è il testo di “Into a swan”, splendido opener di quest’album, nonchè primo singolo estratto da Mantaray: (“I feel a force I’ve never felt before, I don’t want to fight it anymore”, “Feelings so strong can’t be ignored, I burst out, I’m transformed”). Ovvio pensare che un simile testo ed altri titoli come “Loveless” o “If it doesn’t kill you” (particolarmente tagliente il testo di quest’ultima) si riferiscano alla separazione da Budgie con cui Siouxsie ha condiviso così tanti anni di vita artistica e sentimentale; tale evento ovviamente si riflette nel mood malinconico di brani come “Sea of tranquillity” e la già citata “If it doesn’t kill you”, alternandosi con episodi dinamici e “solari” come “About to happen”, “One mile below” e “They follow you”. La voce di Siouxsie è assolutamente magnifica ed inconfondibile e domina incontrastata, specialmente in brani come “If it doesn’t kill you” e la conclusiva “Heaven and alchemy”, a fare da comune denominatore nelle dieci tracce di un disco dalle sonorità quantomai variegate, dalle atmosfere cabarettistiche di “Here comes that day” (prossimo singolo), alla sperimentazione di “Drone Zone”, all’elettronica di “Loveless”. Strutture jazz, percussioni latine (elementi questi già presenti in diversi brani realizzati nei dischi di The Creatures), strumenti ad arco e fiati, chitarre ed elettronica, Mantaray è un caleidoscopio di colori e stili, disco superbo di un’artista che giunta ormai alle cinquanta primavere dimostra di avere ancora tanto da dire.

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