Aa.Vv.: John Barleycorn Reborn

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Ver Sacrum John Barleycorn, canzone popolare della tradizione inglese, è un brano che è stato eseguito da decine e decine di artisti, tra i quali vale la pena citare almeno Gae Bolg e Fire & Ice, nomi abbastanza noti per chi frequenta il genere, oltre a Pentangle, Bert Jansch e Fairport Convention, tra gli altri. I vari passaggi della canzone rappresentano il processo che parte dalla semina dell’orzo (la nascita) per concludersi con la raccolta (la morte) e la trasformazione in birra (la rinascita). Secondo alcuni studi, il brano e il personaggio di John Barleycorn hanno radici legate al paganesimo, al ciclo delle stagioni, ai Vanir, implicazioni che non possono non solleticare i circoli neotradizionalisti anglosassoni. Se aggiungiamo alla ricetta il recente rifiorire del folk di matrice più tradizionale, è facile immaginare come Woven Wheat Whispers, web-label dedita al genere, abbia colto al balzo l’occasione e chiesto manforte a Cold Spring. Il risultato è un doppio CD, uscito il primo agosto, al quale hanno contribuito trentatré artisti più una terza parte in free download, per un totale di sessantasei brani. Completano il tutto un set di ricchissime note, tra cui gli appunti per ogni singolo brano forniti dagli artisti stessi. Tra i nomi più o meno noti figurano un eccellente Andrew King (“Dives & Lazarus”), il classico Sol Invictus (“To Kill All Kings”), Sieben (“Ogham on the Hill Remix), Sharron Kraus (“Horn Dance”), conosciuta più per la sua collaborazione con The Iditarods, While Angels Watch (“Obsidian Blade”), Martyn Bates, da solo e come Twelve Thousand Days. Ma le sorprese arrivano dagli artisti più oscuri. Aprono le danze The Horses of the Gods, che con la loro versione di “John Barleycorn” riportano alla mente i Fire & Ice più ispirati, mentre è accostabile al folk revival e agli Espers “North Contry Maid”, di The Owl Service. Assolutamente da recuperare il loro CD-R, A Garland Song. I The Story invece si ispirano direttamente al noto The Wicker Man di Robin Hardy e alla colonna sonora di Paul Giovanni, e da soli questi tre brani basterebbero a tracciare le coordinate dell’intera raccolta. Charlotte Greig e Johan Asherton firmano una delle ballate più ispirate del disco, “Lay the Bent to the Bonny Broom”, mentre sono da dimenticare English Heretic, The Anvil, Quickthorn, Big Eyes Family Players, Clive Powell, Sundog e The Kitchen Cynics. Molto meglio l’eterea “Stained Glass Morning” di Sand Snowman, altro artista della scuderia Woven Wheat Whisper, o i redivivi While Angels Watch, che alcuni ricorderanno per l’ottimo “Dark Age” di qualche anno fa. I Magpiety forniscono invece una bella “The Rolling of the Stone”, brano conosciuto anche per via di una versione del grande assente di questa raccolta, Current 93. Da segnalare anche la “Lavondyss” di Paul Newman, da non confondersi con l’omonima e ormai disciolta band math-noise. Nella terza parte, i trentatré brani non inclusi nel doppio CD, si nota un leggero calo qualitativo, tuttavia la qualità media di questa raccolta è talmente alta che scartare una manciata di brani su sessantasei è davvero poca cosa. Questa antologia targata Cold Spring e Woven Wheat Whisper è una vera manna dal cielo per un settore, quello del folk oscuro, ormai talmente cristallizzato da diventare pantomima di sé stesso. Per fortuna siamo lontani dagli inni di guerra e dall’idealistico aggrapparsi a un passato lontano tipico di alcuni figuri, qui sia la musica che i testi affondano nel passato più oscuro e pagano dell’Inghilterra. L’acquisto della raccolta è d’obbligo, con una ventina di euro ci si porta a casa la bellezza di sessantasei brani di ottima fattura e tra booklet, note e goodies vari, un apparato di contorno nettamente superiore alla media.

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