Eisenherz: Eisenherz

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Ver Sacrum Meta-gothic-metal, così definiscono il loro sound i tedeschi Eisenherz, ove per meta si intende un approccio più profondo ed introspettivo ad un genere a loro dire orientato preferibilmente verso tematiche meno aderenti alla realtà. L’ascolto di queste canzoni non vi lascerà certamente stupefatti, diamo comunque atto al combo di voler proporre un qualcosa, se non originale ed indimenticabile, per lo meno personale. Chitarroni belli pesi, un cantato maschile minaccioso ed altero contrapposto ad eteree vocals muliebri, rimandi a Rammstein come a Crematory (senza la classe dei primi ed il carisma dei secondi, però) e sopra tutto l’utilizzo della lingua madre a render ancor più ruvido l’impatto del disco. Spiccano gli inserti medievaleggianti di “Fliegt mit mir” (con il particolare lavoro delle chitarre a scalfire la monoliticità di quanto esposto fino ad ora) e la bella cadenzata “Traeum schoen kleines Kind”, ben più incisive delle due songs precedenti (“Engels der Nacht” e “Schweig”), con la solita svenevole vocina a farsi decisamente preferire ai grugniti del compagno di ruolo. Un gran lavoro viene svolto, come in prodotti analoghi, dalla sezione ritmica, possente e compatta, con le tastiere a rubare spesso la scena alle due grevi sei corde. L’inizio di “Still meinen durst” è sparato, poi il brano rallenta presentando soluzioni che accampano pretese orchestrali (l’a-solo sa molto di class-metal), “Liebestanz” è un dinamico ed anthemico mid-tempo (ottimo come singolone!) da pogo assicurato, il titolo di “Koenigin der Schattenwelt” induceva in speranze poi disattese dallo svilupparsi del pezzo, “Dreieckslust” fa il paio con la citata “Liebestanz”, “Liebesspiel” è puro divertissement quasi-death (un po’ alla “Zoon” dei Nefilim, a parte il cantato). Certo è che, ascoltata la prima parte, non ci riservano ulteriori sorprese, i nostri Eisenherz, preferendo ricalcare all’infinito la solita formula, ma questo è male comune delle formazioni (non tutte, però!) teutoniche. L’impressione finale è comunque più che positiva. Sta all’ascoltatore più attento esplorare poscia le liriche, chissà che quanto proclamato non faccia breccia in qualche anima (nera)!

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