Festival di Itri

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Autunna et sa Rose

Autunna et sa Rose al Festival di Itri, Foto di Ankh

Dopo una stagione 2006/2007 che, per il sottoscritto, è stata piuttosto povera di appuntamenti concertistici di grande interesse per Roma e dintorni, l’autunno 2007 sembra aprirsi sotto migliori auspici. Ad inaugurare quest’annata, che si spera florida, un tris di concerti molto interessante in una località che, pur non essendo esattamente comodissima da raggiungere, è caratterizzata da un sicuro fascino: il castello medievale di Itri.

La partenza da Roma nel pomeriggio ormai inoltrato non ha purtroppo permesso una passeggiata diurna nel borgo medievale; l’inizio dei concerti era previsto per le 20:30 ma al nostro arrivo in cima al castello scopriamo che l’area non sarebbe stata aperta prima delle 20:45. Poco male, ci rimane il tempo per avventarci su un panino e qualche mozzarella di bufala e cercare un bar aperto per un caffè: questa ricerca ci riporta nella parte bassa del paese e la salita, pur costando qualche fatica e parecchio sudore (data l’umidità spaventosa), ci permette di fare un giro nella parte antica del borgo, che appare restaurato di recente e senz’altro affascinante, caratterizzato com’è da un complesso intrico di scalinate e stretti vicoli lastricati cinti da case in pietra; nel percorso, ci capita di notare il bel campanile medievale di Santa Maria Maggiore (proprio sopra il negozio di alimentari in cui ci siamo approvvigionati il cibo) e la piccola chiesetta di S. Michele Arcangelo, che si affaccia in una piazzetta in cima al paese.

Tornati al castello, ci rendiamo conto del fatto che le esibizioni inizieranno con un certo ritardo: l’area viene aperta poco prima delle dieci e gli Autunna et sa Rose iniziano la loro esibizione circa un quarto d’ora dopo, davanti a un pubblico ancora non numerosissimo. Sul palco sono in due: Disorder (unico membro rimasto del duo originario) alla voce, pianoforte e piccole percussioni e il violoncellista Simone Montanari, non essendo presenti né il soprano Sonia Visentin né il bassista/chitarrista Gianluca Lo Presti. La proposta del gruppo emiliano, per chi non la conoscesse, è legata all’idea di “musicateatro”: una proposta artistica che unisca la musica (che in qualche modo costituisce la vena espressiva primaria del progetto) poesia ed interpretazione teatrale; musicalmente parlando, siamo nei territori della musica contemporanea d’avanguardia che trova nella dimensione live la sua corretta espressività, coadiuvata dai testi e dall’interpretazione teatrale di Disorder (che, devo dire, sembra essere più a suo agio nella recitazione dei testi che nel cantato) e dalla proiezione di immagini e filmati sullo schermo che fa da sfondo al palco. A tratti le sonorità si fanno fortemente romantiche, aprendosi in appassionati brani per pianoforte e violoncello. Non sono un profondo conoscitore della discografia di questo progetto: li persi di vista dopo aver visto un loro concerto nel lontano 1996 a Roma, di spalla agli Ataraxia, per ritrovarli solo l’anno scorso con L’Art et la Mort; direi comunque che sono stati eseguiti brani da diversi loro lavori: sicuramente da Sturm e da L’Art et la Mort, per un totale di quasi un’ora. Nel complesso è stata un’esibizione interessante e, per fortuna, il brusio di fondo che caratterizza ogni concerto è stato parzialmente mitigato dal fatto che ci si trovava all’aperto.

Una breve pausa e si prepara l’esibizione delle Dame Mediolanensi: su una base di tastiere, le due cantanti scendono dalla scalinata che porta alla zona in cui si svolge il concerto, mascherate e con in mano una lunga fiaccola, facendosi strada tra il pubblico che ha continuato ad arrivare durante la precedente esibizione e ormai occupa buona parte della platea; giunte sul palco, sempre tenendo in mano le fiaccole, intonano “Ederlezi”, un brano di Goran Bregovic: non so cosa ne possano pensare i puristi ma l’impatto è di grandissimo effetto e prepara il pubblico a una bellissima esibizione. Depositate le fiaccole negli opportuni sostegni prosegue la serie di brani ispirati, direi, al mondo slavo: la bellissima “Podmoskovnye” seguita da “Korakanè”. Nel frattempo Luminitça, momentaneamente scomparsa dal palco, rientra dopo essersi cambiata di abbigliamento: da uno stile più antico ad uno decisamente più fetish, caratterizzato da un cortissimo vestito in PVC e altissimi stivali argentati. Seguono “Quand je bois du vin clairet” (brano di P. Attaignant, XVI secolo, la cui melodia è stata resa famosa da Angelo Branduardi nella sua “Donna ti voglio cantare”), seguita da un altro brano in francese che non conoscevo, in cui Elena Previdi imbraccia una fisarmonica, per giungere poi a “La madre cattiva”, in cui Luminitça si lancia in un’interpretazione quasi commossa. Segue un brano tratto dal secondo 7″ dedicato al Canto V dell’Inferno di Dante (“Nessun maggior dolore”) seguito da “Magnifica Aurora” (tratto da Campo di Marte). “Salve, mundi Domine” (tratta dallo split 10″ con Pavor Nocturnus intitolato L’alfiere) ha un impatto notevolissimo e va a concludere la prima parte dell’esibizione. Al suo rientro, anche Daniela Bedeski ha cambiato abbigliamento: ora indossa anche lei un alto paio di stivale, dei microscopici shorts da cui escono gli elastici del reggicalze, un corpetto e un berretto di pelle nero: inizia così l’ultima parte del concerto, in cui vengono eseguiti, diversi brani, credo, della tradizione popolare tedesca entrati a far parte del repertorio di Marlene Dietrich (“Wenn ich mir was wunschen durate”, “In den kasernen”) e la nostra canzone della mala “Ma mi”; infine, “Guillotine” e “Lili marlen” si occupano di concludere un’esibizione splendida e affascinante, forse anche più di quanto mi aspettassi.

Sol Invictus

Sol Invictus al Festival di Itri, Foto di Ankh

Quando i Sol Invictus salgono sul palco, a seguito dei lavori per sgomberare il palco dalla strumentazione delle Dame Mediolanensi, è già mezzanotte passata; quella del gruppo inglese è, molto probabilmente, l’esibizione più attesa da buona parte degli astanti. Il pubblico oramai si aggira, a occhio, intorno alle quattrocento unità: devo dire che è molto più di quanto mi sarei aspettato, data anche la non immediata raggiungibilità del luogo del concerto; probabilmente ha giovato la posizione a metà strada tra due grandi città come Roma e Napoli. Lo spazio è però assolutamente sufficiente a contenere il pubblico, perciò anche noi nelle prime file possiamo goderci tranquillamente l’esibizione; il calar della notte ha anche abbassato notevolmente la temperatura, perciò l’umidità, unita al fresco sopraggiunto, inizia a penetrare le ossa. Sul palco si presenta una formazione ostituita da sei elementi: oltre, ovviamente, a Tony Wakeford, ci sono due ragazze dall’aspetto decisamente androgino (Caroline Jago al basso e Lesile Malone che si alterna tra un PC portatile e il Bodhran), Renee Rosen al violino, Guy Harries al flauto traverso e Andrew King alla voce, tamburo e, se non ricordo male, hammered dulcimer. La formazione lascia ben sperare e, in effetti il gruppo offre un’ottima esibizione, alternando brani molto recenti (se non sbaglio è stato suonato quasi tutto l’ultimo album più almeno un brano del prossimo CD) ad alcuni classici: tra questi, si fa notare l’assenza di “Death of the West”, eseguita in altri concerti, mentre ricordo “An English garden”, “Angels fall”, “Black Easter” e “Believe me”, eseguita come bis ed ascoltata dalla scala, sulla quale ci eravamo già avviati per evitare di rimanere imbottigliati prima del ritorno verso Roma: l’esibizione finisce, infatti, più o meno alle due e per tornare a casa ci vorranno circa due ore di viaggio. Anche questa terza parte della manifestazione si è rivelata d’interesse: se da un lato Tony Wakeford (e, devo dire, anche quattro dei musicisti che lo accompagnano) non è certo un personaggio che dà spettacolo sul palco, il suo contraltare Andrew King affascina per il suo fare da menestrello d’altri tempi e per le sue capacità sia vocali sia strumentali: i brani cantati a due voci, concentrati in massima parte nella seconda metà dell’esibizione, sono a mio parere i momenti più interessanti del concerto; inoltre, il cantare salmodiante e il particolare timbro di Wakeford sono comunque in grado di esercitare un certo fascino quando intona le sue ballate. Alle spalle del gruppo, per tutto il concerto sono state proiettate vecchie stampe che hanno contribuito ad aggiungere un po’ di fascino al tutto. Certo, quella dei Sol Invictus non è un’espressione musicale che si esalta ai massimi livelli nella dimensione live, ma il pubblico ha chiaramente decretato il proprio gradimento con lunghi applausi.

Qualche breve nota, in chiusura, riguardo all’organizzazione: la scelta fatta per il luogo del concerto è notevole; si è trattato, infatti, di uno dei migliori contorni immaginabili per una manifestazione di questo tipo. Certo, il viaggio da Roma è stato piuttosto lungo, e credo che qualcosa di simile valga anche per Napoli, ma in fondo nemmeno impossibile. L’organizzazione sul palco è stata decisamente efficiente, riuscendo a minimizzare i periodi di attesa tra un gruppo e l’altro; per ottenere ciò, i primi due gruppi sono stati un pochino penalizzati dalla presenza sul palco della strumentazione degli altri ma, in fondo, credo che sia andata bene così. Unica vera pecca, a mio parere, sono stati i ritardi nell’apertura dell’area concerto e dell’inizio dei concerti: la presenza di un banco che vendeva cibo (panini, pizzette e cose simili) è stata gradita ma sarebbe stata molto più utile se fosse stato possibile accedervi verso le otto o giù di lì; inoltre, per i problemi di raggiungibilità di Itri da Roma e da Napoli, ritengo che sarebbe stato veramente bene fare molta attenzione all’orario di inizio della manifestazione: le 20:30 previste erano senza dubbio un orario più appropriato per permettere il rientro in orari più adeguati (alla fine, siamo arrivati a Roma verso le quattro di mattina).

Al di là di questo, il festival di Itri ha inaugurato in maniera eccellente la stagione concertistica 2007/2008: se il buongiorno si vede dal mattino, c’è da ben sperare per il prosieguo.

Dame Mediolanensi

Dame Mediolanensi al Festival di Itri, Foto di Ankh

Links:

Sol Invictus: sito ufficiale

Sol Invictus @ MySpace

Camerata Mediolanense / Dame Mediolanensi / Camerata Sforzesca: sito ufficiale

Camerata Mediolanense / Dame Mediolanensi / Camerata Sforzesca @ MySpace

Autunna et sa Rose: sito ufficiale

Autunna et sa Rose @ MySpace

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