Heaven & Hell: Radio City Music Hall Live 2007

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Ver Sacrum Signori, questa è la Storia. Quando Tony Iommi scelse quale nuova voce del Sabba Nero l’ex-Rainbow Ronnie James Dio (uno che è abituato ad avere a che fare con grandi chitarristi, evidentemente…), probabilmente non poteva nemmeno immaginare la portata di tale decisione, con tutto ciò che ne sarebbe conseguito. E’ vero che ad Ozzy Osbourne va riconosciuto uno stile unico (per molti discutibile), che ha di seguito influenzato centinaia di epigoni, troppe volte non all’altezza del Maestro (Christian Lindersen, Wino Weinrich, Scott Reagers, Dan Fondelius fra i migliori, non mancano altri più recenti), e che al suo nome vanno ascritte interpretazioni immortali (“Black Sabbath”, “Paranoid” sono solo le più note, devo dilungarmi nell’elenco? Tanto le conoscete già!), ma dubitare della classe del piccolo cantante italo-americano è pura e stolta follia. Non solo “Heaven and Hell” (con Bill Ward ancora saldamente alle drums) e “Mob rules”, ma pure la prima rifondazione del 1992 che portò alla composizione di “Dehumanizer” (che venne registrato nei celebri Rockfield Studios in Galles, già fucina dei primi lavori del combo) rappresentano delle imprescindibili pietre miliari per tutti coloro, e non solo, che apprezzano il lato più epico ed obscuro del metal. Ed il tempo trascorso da allora non ha evidentemente lasciato il segno su questi ormai attempati (Dio ne conta sessantacinque, e canta ancora benissimo!) musici, tanto che “Radio City…” risulta per certi versi addirittura superiore a quel “Live evil” suonato negli ottanta dalla medesima formazione. Tony Iommi alla chitarra, RJD alla voce, Geezer Butler al basso, Vinnie Appice alla batteria… Potrei chiudere qui, ma devo rendervi partecipi delle mie emozioni! In questo doppio ciddì registrato nella gloriosa sala del celebre teatro novaiorchese ci sono tutte le inimitabili creazioni dell’era-Dio: “The mob rules”, “Children of the sea”, “Lady Evil”, “I”, una paurosa esecuzione della terrifica “The sign of the Southern Cross”, “Voodoo”, “Computer God”, “Die Young”, una “Heaven and hell” dilatata in una quindicina di minuti di delirio dark, “Neon knights”… Beh, ho tralasciato un paio di titoli per brevità, ma non lo faccio con due delle tre nuove canzoni che i nostri hanno generosamente concesso, quale omaggio ai devoti fan già graziati da cotanta reunion: “The Devil cried” e “Shadow of the wind”, chiara testimonianza di classe cristallina che lo scorrere degli anni non ha diluito. Questo è doom, amici miei! Da lacrime agli occhi! Il rispetto che tanti e più giuovini colleghi nutrono nei loro confronti è ben testimoniato dall’episodio verificatosi all’ultimo Gods Of Metal italiano, quando i Dream Theater (non gli ultimi arrivati, quindi), che del bill meneghino erano gli headliners, per rispetto nei confronti di tali veterani cedettero il posto agli Heaven & Hell (nome scelto per evitare imbarazzanti ed inutili polemiche, tanto la sostanza non muta!) che nella lista venivano prima, di fatto aprendo per questi indiscutibili titani. L’ennesimo capitolo di una saga immortale destinata a perdurare! PS: l’incontentabile Hadrianus prospetta ora un’ulteriore riproposizione, ossia quella dei Sabbath con alla voce Tony Martin: il vostro scriba assistette nel ’95 (una tempestosa serata d’ottobre…) ad un infuocato show in terra slovena della line-up Iommi (imperturbabile macchina spara-riff)/Martin/Bobby Rondinelli/Neil Murray/Geoff Nichols, davvero fu una nottata da epica tregenda (coi migliori Tiamat di supporto)! Amen!

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