Heimataerde: Leben Geben Leben Nehmen

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Ver Sacrum Heimataerde lancia la sua terza “crociata” musicale con il nuovo Leben Geben Leben Nehmen disco che, a differenza di quanto mi sarei aspettato, riseva qualche piccola ma apprezzabile innovazione nei canoni stilistici del progetto tedesco. Ashlar von Megalon (questo il pittoresco monicker di colui che si cela dietro ad Heimataerde) prosegue nel suo bizzarro connubio tra oscure atmosfere medioevali e sonorità elettro-industrial, tra cornamuse (tutto sommato meno presenti rispetto ai due album precedenti) e synths, creando dodici nuovi brani che finalmente vedono prevalere gli episodi tutto sommato discreti e sicuramente funzionali ad una serata in discoteca, rispetto alle cadute di tono più consone a qualche sagra della birra teutonica. Il disco si apre in maniera più che buona, con “Introductio” e “Heimataerde”, da annoverare sicuramente tra i migliori episodi dell’album, insieme alle strumentali “Volle Deckung” e “10.00 Messerschnitte”; questi ultimi in particolare sono due pezzi dai beats incalzanti ed efficaci. Altri pezzi apprezzabili sono “Arca Memoriae” e sopratutto, “Sie Zerrt An Mir”, che si avvale delle vocals del cantante dei Solitary Experiments, a ribadire che l’uso di un cantato (quasi) pulito o almeno non troppo distorto non può che giovare a certa musica; un esperimento decisamente riuscito e che viene bissato nella conclusiva “In Alle Ewigkeit” cantata da (guarda un po’ chi si rivede) dall’ex vocalist dei Nammnambulu, Henrik Iversen. Un altro buon brano che contribuisce a decretare un giudizio positivo per questo disco, a cui ammetto di essermi approcciato con una certa prevenzione, frutto dell’esperienza maturata coi due album precedenti, ma invece, nel suo piccolo Leben Geben Leben Nehmen è disco gradevole e risulta a mio avviso il miglior album sinora realizzato da Heimataerde.

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