Zero A.D.: The Beginning

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Ver Sacrum Zero A.D. è un duo romano, composto da Andrea Tomasich (voci e synths) e Diego Bardari (synths). Amici da tanti anni, accomunati dalla passione per la musica dark ed in particolare per i Cure, i due cominciano a suonare insieme nel 2001, negli Infieri, gruppo che vuole fondere le migliori tradizioni oscure con piu’ moderne sonorità elettroniche. Successivamente Diego lascia gli Infieri e nel 2004, raggiunto da Andrea, forma gli Zero A.D. progetto che si ispira alle sonorità “future-pop” di gruppi come VNV Nation, Icon of Coil ed Assemblage 23. La prima creatura del duo è il brano “No reason”, incluso nel secondo volume della compilation Italian Body Music; subito dopo Andrea e Diego si mettono al lavoro sui brani che vanno a comporre The Beginning, demo completamente autoprodotto articolato in 6 tracce che viene realizzato nel Settembre 2007. L’influenza dei gruppi sopracitati e del “future-pop” in genere è facilmente ravvisabile nei brani qui inclusi: synth “ciccioni” (definizione non mia ma che mi piace riprendere), un sound corposo, dall’incedere epico che, fatti i dovuti paragoni, mi ha ricordato sopratutto i VNV Nation del periodo Praise the fallen: non a caso Diego è uno sfegatato fan del duo britannico (come chi vi scrive del resto…). Aperto dalla strumentale “We won”, il disco entra nel vivo con le validissime “(In)Justice” e “Be my eyes” due brani dalle ottime potenzialità dance, ma con i tratti epico-melodici propri del future-pop. Altrettanto “pompata” la successiva, strumentale, “JFK 102262”: brano dal mood “oscuro” che mi ricorda i… (va beh, avete capito); “Caged” è un altro brano più che buono (fossi un dj punterei su questa e su “(In)Justice”) , ma che ribadisce che il cantato di Andrea, è la cosa su cui gli Zero A.D. devono maggiormente lavorare in vista di future release. A chiudere il cd ecco “Going mad”, altro brano strumentale che in alcuni passaggi ricorda in maniera abbastanza palese “Electronaut” (inutile dire chi è… chi non lo sa va dietro la lavagna). Considerando che si tratta di un’opera prima, completamente autoprodotta e registrata (per definizione stessa degli Zero A.D.) con mezzi casalinghi (cosa che evidentemente ha penalizzato sopratutto la voce), direi che The Beginning è un esordio coi fiocchi; melodia e ritmo a profusione in un disco con tutte le carte in regola per soddisfare gli amanti delle sonorità future-pop.

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