:Golgatha:: Tales Of Transgression And Sacrifice

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Ver Sacrum Il terzo album dei tedeschi :Golgatha: porta con sé diverse novità. Un cambio di etichetta, da Athanor a Cold Meat Industry, l’aggiunta di un nuovo membro alla formazione, che oggi oltre a Christoph Donarski e a S. Marleni vede la vocalist Sorakey tra le fila, e una leggera evoluzione musicale. Niente tematiche eroiche, niente Lawrence d’Arabia, questa volta l’ispirazione è Georges Bataille, dal quale sono presi quasi tutti i testi, e la trasgressione e il sacrificio, come recita il titolo stesso dell’album. Oltre a Bataille, altri testi sono presi da William Blake e da Brendan Perry. La Cold Meat Industry sembra puntare molto su di loro, a giudicare dalla lussuosa confezione dell’album: digipack formato DVD e libretto di 32 pagine riccamente illustrato. Dopo una canonica intro, il disco entra nel vivo con “Man On Fire (Black Sun)”, brano neofolk tutto chitarra, percussioni e qualche leggero tocco di tastiera, come da tradizione. La brutta voce recitante rovina completamente il tutto, che già di per sé non era particolarmente originale. L’apertura del disco non è certo tra le migliori, e “Sacred”, il brano successivo, non fa che aumentare l’aurea di mediocrità. Tocchi di pianoforte e suoni disposti un po’ a caso, il brano è un mero riempitivo nell’attesa della quarta traccia, “The Garden Of Love (v. II)”, già apparsa sulla compilation NONPOP, che finalmente fa decollare il disco. La nuova versione è cantata da Sorakey, ed è un buon pezzo neofolk. La voce è solida e si adatta molto bene alle atmosfere e alla poesia di Blake. “Rites Of Spring (v. II)” è di nuovo un riciclaggio, questa volta dalla compilation della CMI All My Dead Friends, ma resta sempre un ottimo pezzo. Percussioni che sembrano provenire dall’oltretomba e cantato evocativo e onirico creano la giusta atmosfera inquieta e oscura, fino all’esplosione percussiva finale che esalta la conclusione di un brano eccellente. “Tunguska” prosegue sulla falsariga del precedente: atmosfere oniriche e rituali, giusto bilanciamento tra suoni, voce, ossessività. La formula è ripetuta anche nel brano seguente con ottimi risultati, ma con “Lost Horizon” si torna alle atmosfere neofolk, qui purtroppo non abbastanza sviluppate. Molto meglio le percussioni in evidenza di “Initiation” e “Passage”. La chiusura del disco è l’ennesimo brano riciclato, “Flesh Of The Orchid (v. II)”, ripresa e riarrangiata ma rovinata ancora una volta dal cantato maschile. Il distacco qualitativo tra il cantato di Christoph Donarski e Sorakey è netto, e si spera che in futuro sia lasciato più spazio alla nuova vocalist. Tales Of Transgression And Sacrifice è per ora quanto di meglio prodotto dai :Golgatha:, ma non riesce a sollevarsi dalla media. Peccato per apertura e chiusura del disco, con un po’ di attenzione in più l’album avrebbe potuto regalare maggiori sorprese. Aspettiamo i :Golgatha: alla prossima release.

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