The Young Gods

0
Condividi:

Roma, Circolo degli Artisti 18/10/2007

The Young Gods

The Young Gods a Firenze, Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Dopo meno di ventiquattro ore dal concerto di Michael Gira (a Softblackstar l’onore/onere di recensire un’esibizione non facile ma intensa e ricca di fascino) torno sul “luogo del delitto” per i fantastici Young Gods, riapparsi quest’anno sulla scena musicale con un CD di ottimo livello, come del resto praticamente tutti i precedenti. L’aspettativa da parte mia è altissima, essendo uno di quelli rimasti delusi dalla “misteriosa scomparsa” della data di qualche anno fa qui a Roma; le voci dei soliti ben informati sostenevano che il concerto sarebbe iniziato molto presto perciò, una volta tanto, arrivo di buon ora al Circolo degli Artisti e posso financo concedermi il lusso di bere una birretta nel cortile del locale, visto che il clima ancora lo consente, chiacchierando e scambiando attese e impressioni con qualche amico.

Quando entriamo nella sala i musicisti sono appena saliti sul palco, e la voce intona già le parole “Our house is a house that moves…”: i brividi salgono lungo la schiena e non l’abbandoneranno per tutta la durata dell’esibizione. Il trio (Franz Treichler alla voce e, udite udite, chitarra in un paio di brani, Al Comet alle tastiere e Bernard Trontin alla batteria) occupa il palco inanellando, uno dopo l’altro, una serie di brani che tolgono il respiro e nessuno, ma direi veramente nessuno, riesce a stare fermo per più di cinque minuti di seguito. Al Comet manipola i suoni divertendosi non poco e mantenendo un’aria sorniona e un sorriso enigmatico per tutta la durata dell’esibizione. Trontin è un essere a metà strada tra un uomo e un metronomo: non perde un colpo e fa impressione l’uso della batteria come strumento vero e proprio, ben lontano dal semplice ritmino in 4/4 e si diverte ad alternare tempi in battere e in levare come se niente fosse. Treichler riempie il palco con una presenza scenica fuori del comune: a parte il timbro caldo e avvolgente della sua voce, colpisce il suo modo elegante ma allo stesso tempo sensuale di muoversi, una sorta di ballo in cui l’attenzione si concentra sull’uso delle mani, che si muovono come in un flamenco post industriale. Alla base del microfono c’è un faro puntato verso il suo viso e che in un paio di occasioni lui si diverte a puntare verso il pubblico.

Il loro marchio di fabbrica è inconfondibile e conferma quanto scrivevo sulla recensione del loro ultimo album: riescono veramente ad essere metallici e industriali senza che si possa, però, catalogare la loro musica né come metal né come industrial. La commistione delle due influenze è talmente profonda che va a costituire qualcosa di veramente nuovo e unico; i brani sono allo steso tempo fisicamente coinvolgenti e cerebrali, alternando di volta in volta il peso di una di queste due caratteristiche, che sono, comunque, entrambe presenti.

La prima parte del concerto dura grossomodo un’oretta ed è seguita da un paio di bis; viene eseguito, direi, il loro ultimo lavoro quasi al completo, intercalato dai brani più vecchi che suscitano la gioia del pubblico presente, che li acclama chiassosamente.

A proposito del pubblico, non posso negare che me lo aspettavo decisamente più numeroso: credo che ci fossero al massimo duecento persone, qualcosina in meno di quelli visti ieri sera e, dato il peso del gruppo e la qualità della performance, non posso che dispiacermi per chi non era presente. Il gruppo ha elargito a piene mani e con grande classe tutto ciò che ci si può aspettare da un concerto rock: energia, divertimento, voglia di muoversi, dimostrando anche l’apertura mentale di chi non vuole prendersi troppo sul serio. Interessante, in ogni caso, la composizione del pubblico, tra i più vari, sia come età sia come composizione, visti negli ultimi anni; tutti, dai metallari, ai dark, ai giovanissimi frequentatori delle più svariate scene alternative, fino agli “anzianotti” (tra i quali, mio malgrado, mi devo inserire), ugualmente coinvolti dal sound del trio svizzero, che si è rivelato anche molto aperto e disponibile alla chiacchiera a fine esibizione, mescolandosi volentieri al pubblico, con un divertentissimo Al Comet in apparente fase di “rimorchio”. Riuscirà qualcuno a scalzare gli Young Gods dal gradino più alto della mia personale classifica di “miglior concerto 2007”?

Ankh

Firenze, Viper Theatre 19/10/2007
Dopo l’uscita dell’ottimo Super Ready/Fragmenté non vedevo l’ora di vedere gli Young Gods dal vivo, memore di un loro ottimo concerto tenuto ad Arezzo Wave circa 15 anni fa. Fui così ben lieto di trovarli nella scaletta del Metarock di Pisa, un festival che si tiene a meno di 10 km da casa mia. Le cose purtroppo non sono andate per il verso giusto e gli Young Gods furono costretti ad annullare l’esibizione pisana.

The Young Gods

The Young Gods a Firenze, Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Fortunatamente non ho dovuto aspettare molto tempo prima di poterli vedere in concerto, grazie al loro tour autunnale che ha fatto tappa, oltre che a Roma, come raccontato da Ankh, anche a Milano e soprattutto a Firenze, dove, per unire l’utile al dilettevole, abbiamo colto l’occasione per intervistare il cantante degli Young Gods Franz Treichler.

Il luogo del concerto è il Viper Theatre, un posto davvero bellissimo: si tratta di un locale piuttosto ampio, tutto in discesa, cosa che permette un’ottima visuale del palco da ogni posizione. Lo stage è discretamente largo e anche l’impianto audio e luci è decisamente di buon livello. In più esiste anche un altro spazio sotterraneo, un po’ più dimesso, da usare come seconda sala nelle serate in discoteca. Peccato che a questo ambiente affascinante, e con un gruppo così di richiamo, non abbia corrisposto un numero adeguato di spettatori. Considerato che era un venerdì sera e che eravamo a Firenze, per gli Young Gods era davvero lecito aspettarsi molte più persone e non il centinaio o poco più che hanno presenziato al concerto. Peccato perché gli Young Gods hanno dato vita ad uno show molto convincente, anche se un po’ corto come durata. L’inizio, come per Roma, è affidato a “Our House”, brano d’apertura di quell’album capolavoro che è T.V. Sky: direi un modo perfetto per inaugurare il set.

Molti sono stati ovviamente i pezzi ripresi da Super Ready/Fragmenté, ben sette se la memoria non mi inganna, tra cui “El Magnifico”, “About Time” “C’est quoi c’est ça” e “I’m the drug”. Altrettanto citato è statoT.V. Sky di cui d’altra parte Super Ready può essere visto come una sorta di “seguito ideale”, data l’affinità innegabile presente fra questi due album. Non sono mancati poi altri classici della discografia del gruppo svizzero, tra cui “Kissing the Sun” (da Only Heaven) che è uno dei singoli più celebri degli Young Gods. Come ha ricordato Ankh per la recensione del concerto romano, gli Young Gods in questo tour erano composti, oltre che da Treichler, da Al Comet alle tastiere e Bernard Trontin alla batteria: quest’ultimo in particolare ha molto sorpreso i presenti grazie ad una performance di rara potenza e precisione.

Come dicevo il concerto non è stato molto lungo e dopo una decina di pezzi la band aveva già abbandonato il palco. E’ seguita però una sequenza di bis davvero interessante, inaugurata da “Summer Eyes” presentato come un “brano psichedelico” da Franz Treichler. In effetti il pezzo nella sua versione originale presente in T.V. Sky durava quasi 20 minuti ed era costruito intervallando momenti musicali diversi tra loro: nel concerto fiorentino il gruppo ne ha proposto una specie di sintesi, comunque lunga (circa 10 minuti) e davvero ben suonata. A seguire c’è stato poi il pezzo “di culto” degli Young Gods, ovvero “Skinflowers”, vero e proprio inno della band, mentre l’epilogo del concerto è stato “The color code”, ancora un brano da Super Ready, un “quasi strumentale” con qualche vena psichedelica in cui Franz Treichler si è cimentato alla chitarra.

Dopo una settantina di minuti il trio svizzero lasciava definitivamente il palco del Viper con un po’ di rimpianto da parte mia per non aver ascoltato qualche pezzo in più ma anche con la consapevolezza che dopo oltre vent’anni questi “Dei” non saranno forse più “Giovani” ma sono senz’altro in grado di far mangiare la polvere a moltissime nuove leve in circolazione. Che dire… bentornati Young Gods e – speriamo – a presto!

Christian Dex

The Young Gods

The Young Gods a Firenze, Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Speciale Young Gods:

Intervista

Links:


Condividi:

Lascia un commento

*