Uninvited Guest: Malice in Wonderland

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Ver Sacrum Davvero di ottimo livello la proposta degli Uninvited Guest, gruppo che conobbi all’epoca del precedente lavoro Faith in oblivion datato 2005 (ne trasmisi diversi pezzi con positivi feedback). Il trio di basato a Stoke-on-Trent (ehi, parteggeranno per lo Stoke City F.C., del quale addirittura possiedo una cravatta commemorativa, o per i cugini rivali del Port Vale?) si ripresenta all’esame della critica e del pubblico col presente Malice in Wonderland, lavoro scontato solo nel titolo, corredato da una grafica eccellente che impreziosisce un booklet ricco di fotografie accattivanti, testi e note esaustive. Non contenti di ciò, Dean Hathaway e bizzarri soci allegano pure un completo flyer, con commenti ad ogni brano e stringata ma accurata biografia. E la musica? Beh, il nostro Dean (vocals e liriche ed, udite, kazoos!!!), Lucas Swann (tastiere e programmazione) e Shaun Cope (chitarre, il basso è stato suonato dalla new entry Jane Dalton a.k.a. Miss 616, sostituto del dimissionario Robert Baker) non si privano di alcunché, arricchendo il loro personale sound di riferimenti teatrali (“Strange gothic romance”), di parti recitate (“The law of the playground”) narranti vicende assai particolari (in questo ultimo caso si denunzia la piaga del bullismo, dilagante non solo nelle Reali Scuole Britanniche), incentrati sui problemi ed il lato oscuro dell’umanità (Malice), ma pure sulle sue gioie (Wonderland). Non si tratta di un vero e proprio concept-album, i testi sono comunque tutti legati tra loro da queste sentite tematiche, interpretate con trasporto dal gruppo inglese. Assai coraggioso nell’inserire nel contesto delle sue songs un valzer (la citata “Strange gothic romance”, dal testo escapista), o passaggi jazz (“Jack Dandy”, lo Squartatore in versione Oscar Wilde, dovrebbe essere sottoposta all’attenzione di Tim Burton, gli piacerebbe!). “Join the dance” celebra il Whitby Gothic Weekend, “You are my kingdom” poggia su ritmiche tribali, tanto per variare vieppiù l’incipit di “Human” svela cori sinfonici a la Queen (riferimento imprescindibile per i gruppi britannici di qualsisia estrazione), il finale è appannaggio di “Double dare”, sentito omaggio degli UG ai loro maestri ispiratori Bauhaus. Non c’è dubbio, ecco un serio candidato alla Top Five del 2008!

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