UnterArt: Memento

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Ver Sacrum Dopo l’esordio avvenuto un paio d’anni fa con l’album Noise And Grace, gli UnterArt tornano alla ribalta con Memento disco che surclassa il suo predecessore, si rivela decisamente piacevole e sfugge a facili catalogazioni di genere. Se già il precedente album mostrava una certa versatilità stilistica (implicita sin dal titolo), il nuovo lavoro estremizza il concetto; in Memento si spazia dall’aggressività dell’elettro-industrial alla melodia dell’elettro-pop (decisamente predominante rispettto al primo album: una scelta che si rivela azzeccata), spesso anche all’interno dello stesso brano, giocando molto sul binomio vocale distorto/pulito. La forza del disco risiede in pezzi dall’appeal immediato: una lunga serie di potenziali “hits” che parte dall’iniziale “Now or Never”, per proseguire con “Open End”, “The Antagonist”, “Memento” e “Perfect World”, mentre la conclusiva “Atrophied” sembra uscita dall’ultimo album di Dave Gahan. Non mancano brani esclusivamente strumentali (le tre parti in cui è suddivisa “Novalis”) cesellati su strutture harsh-industrial. L’evoluzione attuata rispetto al primo album ha indubbiamente giovato al trio amburghese: Memento è un disco che cresce ascolto dopo ascolto, in grado di compiacere diverse fasce di pubblico grazie alla sua immediatezza e versatilità (e magari anche sospettabile di ruffianeria), ma che personalmente ho apprezzato molto.

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