Accessory: More Than Machinery

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Ver Sacrum A nemmeno un anno di distanza dal precedente Holy Machine, gli Accessory realizzano il nuovo More Than Machinery. Scarsa fantasia nella scelta dei titoli dei loro dischi, o la volontà di manifestare sin da essi una ferrea coerenza stilistica? A voi la scelta, fatto sta che la nuova fatica della band tedesca, pur non scostandosi molto dai precedenti lavori (tra i quali Titan continua a svettare di una spanna sugli altri), mi fa intravedere timidi segnali di miglioramento. Pur restando una band amante dell’elettro sound piu’ aggressivo e “maranza”, gli Accessory, almeno in alcuni episodi, attenuano i loro tratti piu’ prossimi alla techno che all’elettro-industrial, offrendoci un brano di tutto rispetto come “The Hole” o due “hits” come “Under Control” e “Tanzflaechenmann” che ricordano tanto i Funker Vogt o gli E-Craft. Non mancano ovviamente i soliti martelli tutto muscoli e poco cervello (“Humanity”, “If this isn’t a dream”, “Acsy Girl”, “Heartattack”), mentre la minimale “Take the chance” o la strumentale “Numbers and bits” hanno il pregio di spezzare la monotonia ed abbassare il numero dei BPM. Detto del cd1, passiamo al secondo dischetto, che ospita altri tre inediti (“At the end” è decisamente la migliore del lotto), due remix (interessante il lavoro degli Ashbury Heights per “Tanzflaechenmann”, ordinario quello di Acylum per “Gegen den strom”) e quattro brani provenienti da Disabled Future, disco che risale al 1998 ma che non è mai stato stampato. Nel complesso, all’interno di More Than Machinery qualcosa di buono c’è ed il disco è meno peggio di quello che pensavo, così che, pur senza provocare entusiasmi spropositati, si rivela come il miglior disco degli Accessory dai tempi di Titan.

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