Avatar: Schlacht

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Ver Sacrum Gli Avatar hanno tutte le carte in regola per combinare qualcosa di buono nel mondo della musica: sono giovanissimi ma già piuttosto bravi tecnicamente, dal vivo ci sanno fare (chi ha avuto modo di vederli come opening-act degli americani Obituary sa di cosa parlo…) e in più hanno il melodic death nel sangue, dato che vengono da Göteborg e sono cresciuti a pane e Inflames. Il loro secondo disco è un concentrato di energia allo stato puro, che scaturisce da riff taglienti associati a un drumming potente e alle vocals super-aggressive del bravo Johannes Eckerström, uno che non rinuncia alla brutalità neanche nei momenti in cui il resto della band stacca il piede dall’acceleratore (vedi ad esempio le parti acustiche contenute in “As it is”). Non che si possa parlare di originalità, ma di certo il quintetto ce l’ha messa tutta per comporre canzoni piacevoli e immediate che faranno la felicità degli estimatori dello swedish death, genere che negli anni non si è evoluto più di tanto ma ha sempre attirato frotte di fan. In particolare direi che gli Avatar rappresentano la “seconda generazione” di interpreti di questo stile musicale, e anche se suonano un po’ meno freschi dei loro fratelli maggiori sanno comunque attirare l’attenzione dell’ascoltatore, proponendogli fiumi di note e melodie a profusione. Rimane poi il dato di fatto che gli svedesi hanno una forte propensione per questo tipo di sonorità, e difficilmente sbagliano quando si tratta di tirare fuori brani efficaci e ricchi di contenuti interessanti: proprio per tale motivo è abbastanza inutile parlare di episodi più o meno riusciti, ed è meglio fare riferimento all’album considerandolo nella sua interezza, anche perché si tratta di un lavoro globalmente coeso e caratterizzato da una struttura lineare. Un gruppo da tenere d’occhio insomma, che credo potrà riservarci delle gradite sorprese.

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