Despairation: A Requiem in Winter's Hue

0
Condividi:

Ver Sacrum Il tema centrale, attorno al quale gravitano le liriche del nuovo albo dei teutonici Despairation, è l’addio. Affrontato con pacata dolcezza, rifinito da sonorità avvolgenti, dark, sì, ma pure poppeggianti e tinte di psichedelia appena accennata. Chitarre agili e liquide tastiere contrappuntano l’opener “Kiss of ashes”, nelle seguenti “A lovelorn requiem” e “The one who ceased to breathe” si attraversano i tipici territori sonici di acts quali i loro connazionali The House of Usher e Scream Silence (ed Hardy Fieting produsse “Songs of love and redemption” del 2002). Quinto sigillo per Martin F. Jungkunz, founding-member che nel 1994 diede vita ai Despairation, e prova della definitiva maturità archiviata senza patimenti, anche grazie alla voce di Sascha Blach, una delle migliori in ambito kraut-goth, ed all’ottimale livello d’amalgama garantito dal batterista Jens Reinhold e dal tastierista Christian Beyer. Le perfo delle ospiti Victoria Trunova (female-vocals) e Judith Meyer (violoncello), assicurano spessore a quest’operina disincantata, alla quale mi riservo d’avanzare un solo appunto, quello di una eccessiva uniformità. Un lavoro che comunque piacerà non solo agli amanti del sound obscuro, potendo raccogliere consensi anche fra coloro che frequentano Marillion (gli ultimi, beninteso, quelli dell’era Hogarth, meno ampollosi ma decisamente profondi), ed Anathema. “Letters from a coffin” esalta la sei corde di Jungkunz, risolvendosi in una versione più melodica e scevra di influenze metalliche dei Type O Negative, “Cathartic revelation” chiama in causa addirittura il jazz, “Inner peace” è breve song per voce e piano, davvero toccante e degno epilogo di questo chiaroscurale ciddì. A dispetto del concetto base, spero davvero che ARiWH non rappresenti un’addio, ma semplicemente una delle tante tappe di una carriera meritatamente di buon livello.

Condividi:

Lascia un commento

*