Nightwish: Dark passion play

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Ver Sacrum Con (colpevole) ritardo mi appresto a parlare dell’ultima fatica dei Nightwish, un album che è stato lungamente atteso dai fan della formazione finlandese e che, in effetti, è riuscito ad andare oltre le più rosee aspettative. Credo che in molti abbiano temuto il peggio quando, nell’ottobre 2005, il tastierista Tuomas Holopainen e i suoi compagni licenziarono la storica vocalist Tarja Turunen, accusandola di aver messo i propri interessi al di sopra di quelli del gruppo: personalmente non avrei scommesso granché sul loro futuro, ma dopo aver sentito Dark passion play (che, per inciso, mi piace molto di più del suo predecessore Once, uscito nel 2004) ho dovuto per forza ricredermi. A livello compositivo i nostri hanno dato il meglio, creando brani che (pur nella loro pomposità) non risultano mai pesanti da digerire e arrivano subito al cuore dell’ascoltatore, vedi ad esempio gli ottimi singoli “Amaranth” e “Bye bye beautiful”, ma anche la lunghissima opener “The poet and the pendulum”, vero compendio degli elementi che hanno reso celebri i Nightwish in questi anni. La nuova cantante Anette Olzon è forse meno talentuosa di colei che l’ha preceduta, ma paradossalmente la cosa sembra aver giovato al resto della band, che si è riappropriata di certi spazi ed ha così potuto recuperare quell’equilibrio che col tempo si era un po’ perso (vedi ad esempio il grande risalto dato alle vocals di Marko Hietala). Davvero impressionante la produzione del disco, realizzato sia in Finlandia che a Londra presso i mitici Abbey Road Studios (dove sono state registrate le parti orchestrali e i cori), c’è infatti da stupirsi di fronte alla pulizia sonora e alla perfezione formale dei brani, veri e propri gioiellini di symphonic epic metal grintoso e moderno. Già parecchi anni fa pensavo che i Nightwish fossero i migliori interpreti di tale stile musicale, ma con Dark passion play sono riusciti a dimostrare che loro, nonostante i problemi e le avversità, sono ancora ai vertici e ci rimarranno molto a lungo.

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