State of the Union: Evol Love Industry

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Ver Sacrum A ben quattro anni di distanza dal precedente Impendum, gli State of the Union tornano alla ribalta con il nuovo Evol Love Industry, disco in cui viene sciorinato un elettro-sound magari un pò retrò (i nostalgici del future-pop troveranno qua pane per i loro denti), ma assolutamente efficace e gradevole. Il terzo album della band americana (ricordiamo che il loro esordio risale al 2002 con il valido Black city lights, album poi ristampato dalla Infacted nel 2005) è forse il loro miglior prodotto e si avvale di brani decisamente buoni, all’insegna di un elettro-pop piacevole ed immediato, che coniuga ritmo e melodia, con un tocco vagamente malinconico. Rispetto ai due precedenti album, Johann Sebastian ha realizzato un disco piu’ compatto ed omogeneo, che non accusa praticamente passi falsi; aperto dalla strumentale “Industry”, il disco vede succedersi le varie “Radioman”, “Evol Love”, “Dead serious”, “I Want”, “Nothing at all” (quest’ultima ricorda un pò troppo in alcuni passaggi “Enjoy the silence” dei Depeche Mode”), pezzi forse un pò troppo simili tra loro, ma dall’appeal innegabile. Come “bonus”, il disco include anche quattro brani in formato mp3 (che però non sono sul livello degli altri pezzi) ed il videoclip di “Radioman”. Evol Love Industry non è un capolavoro, ma per chi apprezza l’elettronica piu’ melodica e “pop”, si tratta di un disco da non lasciarsi scappare.

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