Wumpscut: Schaedling

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Ver Sacrum Come avviene ormai puntualmente dal Marzo 2004, con l’uscita dell’album Bone Peeler, eccoci a parlare di un nuovo disco di Wumpscut. Rudy Ratzinger anche quest’anno “timbra il cartellino” e ci offre Schaedling, ultima sua fatica, per commentare la quale dovrei ripetere le solite cose scritte per gli album precedenti, ovvero cose che ormai sanno anche i muri: il livello degli ultimi cinque album di Wumpscut non è paragonabile a quello dei suoi primi lavori, Rudy farebbe meglio a prendersi una pausa, ecc… Discorsi già abbondantemente fatti in precedenza in questa ed in altre sedi insomma, ma che ahimè, tornano d’attualità anche ora, visto che Schaedling non si eleva di certo dalla mediocrità che ha contraddistinto gli album firmati Wumpscut da Bone Peeler appunto ad oggi. Certamente si può stilare una classifica tra questi cinque dischi, rilevandone le differenze e stabilendo quale sia il migliore (o il meno peggio), ma rimane il fatto che (e chiedo nuovamente scusa se ripeto cose già scritte, ma se Rudy ripete lo stesso disco, non vedo come il recensore di turno non possa evitare di scrivere sempre le stesse cose) i “bei tempi” in cui Wumpscut era il nome di punta della scena elettro-industrial sono irrimediabilmente passati. Oggi ci rimane un artista che vivacchia giocando sull’esperienza e grazie a questa riesce ancora a piazzare qua e là qualche episodio discreto, tra brani piu’ ritmati (“Rifki”, “Schaebiger Lump”) e piu’ rassicuranti episodi strumentali (“Break the seal”, “Hard to bear”), ma il livello medio di questo disco rimane francamente poca cosa. Dopo un paio di ascolti, la voglia di dimenticare tutto e di mettere nel lettore Bunkertor 7 si fa pressante.

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