Dillinger Escape Plan

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Stolen Babies

Stolen Babies a Cesena, Foto di Grendel

Non mi sono mai piaciute le band che dal vivo non danno il massimo, o sembrano addirittura disinteressate a ciò che fanno, ma oggi come oggi capita abbastanza spesso di pensare una cosa del genere mentre si è ad un concerto… Se però a suonare sono i Dillinger Escape Plan tale considerazione non sfiora neanche l’anticamera del cervello, e questo perché il quintetto americano, in versione live, ha la carica distruttiva di uno di quei tornado che spazzano via tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Lo show di Cesena ha dimostrato che quando un gruppo così folle e sopra le righe sale sul palco non ce n’è davvero più per nessuno, e infatti non è per combinazione che i nostri sono stati varie volte in tour con i Poison The Well, cioè uno dei pochi act capaci di tenergli testa in quanto a presenza scenica e intensità della performance.

Tralascio i commenti riguardo i nostrani Figure Of Six, opener della serata, perché ho assistito con scarso interesse alla loro esibizione, e passo direttamente agli Stolen Babies, ossia la seconda delle due formazioni al seguito degli headliner, che tra l’altro “condivide” con questi ultimi il batterista Gil Sharone. Quando si sono presentati sul palco, agghindatissimi e con tanto di make-up iper-curato, mi hanno ricordato un po’ i Dresden Dolls, ma appena hanno iniziato a suonare mi sono resa conto che la loro proposta è ancora più bizzarra di quella del gruppo di Amanda Palmer. Dovendo definire il genere cui sono dediti parlerei di avantgarde metal cabaret, cioè un mix di stili che dà origine a brani curiosi, potenti e aggressivi (la graziosa front-woman e fisarmonicista Dominique Lenore Persi, a dispetto della minuta corporatura e del look “da bambola”, riesce a tirar fuori un vocione death di prim’ordine!), ma anche capaci di coinvolgere e convincere l’audience. La cosa incredibile degli Stolen Babies è che il loro sound è così “trasversale” che può piacere a varie categorie di ascoltatori, e certo non è un caso se la band si sente a suo agio sia in contesti prettamente metal che in ambito gothic, a dimostrazione del fatto che tra le due scene musicali i punti in comune stanno diventando sempre più numerosi.

Poison The Well a Cesena

Poison The Well a Cesena, Foto di Grendel

Subito dopo la teatrale e accattivante performance dei californiani è stata la volta dei Poison The Well, grandissima formazione dedita a un post-metalcore viscerale e stiloso, che dal vivo risulta ancora più pesante e granitico che su disco. Assistere a un loro concerto significa essere travolti da un fiume in piena, perché il wall-of-sound creato dai musicisti di Miami è una di quelle esperienze che possono mettere alla prova anche il più accanito dei fan di metal estremo. Con l’ottimo Versions, uscito lo scorso anno, Jeffrey Moreira e soci hanno dimostrato di essere tra i migliori del loro ambito, ma vi assicuro che sentire certi pezzi in versione live ha un effetto davvero catartico, e che vale la pena farsi centinaia di kilometri (al Vidia c’erano persone provenienti da tutto il centro-nord Italia…) per poter presenziare a un evento di tale portata. Tra l’altro l’esigua distanza tra il palco e le transenne ha reso possibile l’interazione tra il pubblico e la band, per cui non sono mancati né gli stage-diving di rito né quelle situazioni divertenti che fanno sentire la gente ancora più partecipe. Peccato per la breve durata dell’esibizione, ma è anche vero che da un gruppo che spende così tante energie non ci si può aspettare uno show lunghissimo, e che forse sono meglio quaranta minuti a un ritmo indiavolato che un’ora (abbondante, magari…) piena di pause e interruzioni.

Quando i Dillinger Escape Plan hanno attaccato a suonare, all’interno del Vidia si accalcavano ormai parecchie centinaia di persone, quasi tutte consapevoli che ciò che le aspettava se lo sarebbero ricordato per un bel pezzo. E’ difficile descrivere a parole cosa significa vedere una band del genere, anche perché c’è da rimanere annichiliti di fronte a una tale esplosione di energia: dopo un secondo i cinque avevano già il pubblico ai loro piedi, ipnotizzato e stravolto dalle folli sonorità proposte e dal delirio schizofrenico messo in atto on stage. Greg Puciato è un pazzo invasato che urla, si dimena, monta in piedi sulle casse, fa pericolose acrobazie sulle teste degli spettatori, penzola nel vuoto attaccato alle strutture che sorreggono le luci e come se non bastasse trova pure il tempo di coinvolgere i fan, di porger loro il microfono e di evitare gli ostacoli che incontra durante il suo continuo andirivieni. I degenerati che lo accompagnano (mi riferisco soprattutto ai due chitarristi e al bassista) non sono da meno però, e dire che non sono stati fermi un attimo è un eufemismo perché in cinquanta minuti di esibizione i tre hanno fatto su e giù per il palco mille volte, non solo rischiando di farsi malissimo (cosa a cui, peraltro, sono stra-abituati…), ma facendo spettacolari acrobazie con gli strumenti e cimentandosi in pezzi che non sono esattamente i più semplici da eseguire in condizioni “estreme”…

Se a quanto detto aggiungete che i Dillinger sono perfettamente sincronizzati tra loro, e che nell’incredibile caos che producono (in tutti i sensi…) c’è comunque una sorta di “ordine”, capirete che non è esagerato dire che questi ragazzi sembrano provenire da un altro pianeta, e che lo dimostrano ogni volta di più. Per la tracklist dettagliata vi rimando a fine articolo, ma premetto che anche da questo punto di vista il gruppo non ha deluso, propinando un bel fritto misto comprendente parecchi brani estratti dal nuovo cd Ire works e dal suo predecessore Miss machine, ma pure qualche chicca da Calculating infinity e dall’Ep Irony is a dead scene. Come sempre succede in situazioni così particolari il tempo è volato, e alla fine ci siamo ritrovati tutti un po’ storditi e sudaticci ma davvero felici e soddisfatti, consci che di serate come quella trascorsa al Vidia ne capitano di rado. Da qui a fine anno ne manca di tempo, ma io il mio nome da inserire nella playlist 2008, alla voce “miglior concerto”, già ce l’ho!!

Setlist concerto Dillinger Escape Plan:
Panasonic youth
43% Burnt
Fix your face
Lurch
Setting fire to sleeping giants
Baby’s first coffin
When acting as a particle
Nong eye gong
Milk lizard
When good dogs do bad things
Black beezy
Sugar coated sour
Party smashers
Sunshine the werewolf

Links:

Dillinger Escape Plan @ MySpace

Poison The Well @ MySpace

Stolen Babies @ MySpace

Dillinger Escape Plan

Dillinger Escape Plan a Cesena, Foto di Grendel

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