Madina Lake: From them, through us, to you

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Ver Sacrum Già immagino i pensieri di una teen-ager che vede per la prima volta in vita sua una foto dei Madina Lake, ennesimo gruppo americano che ha capito quanto sia importante, oggi come oggi, avere l’immagine giusta e curare in modo maniacale i dettagli del proprio look. I quattro ragazzi di Chicago usano eye-liner e ombretto a volontà, hanno capelli sparati e bicolori che li fanno pericolosamente assomigliare a Limahl (dei “vecchi” Kajagoogoo…) e si vestono in modo figo, ma al di là di tutto ciò hanno pure realizzato un signor disco, dimostrando di avere qualità e classe da vendere. Le coordinate sono, come è ovvio immaginare, quelle di un emo-pop fulminante e policromatico, reso assai piacevole da belle vocals e controcori vari abbinati a raffinate linee melodiche, che grazie a una produzione ultra-clean risultano incredibilmente immediate e incisive. La qualità media dei brani è molto alta, e sono parecchi quelli che lasciano di stucco per quanto sono ben fatti, ma in particolare colpiscono episodi come “True love” (davvero micidiali gli intermezzi aggressivi che lo contraddistinguono…), “House of cards” (pezzo che piacerà un casino ai fan dei Muse), “Stars” (caratterizzato da un ritornello che spacca e rimanda a certe cose di 30 Seconds To Mars e The Used) o “Morning sadness”, una ballata malinconica ma carina come poche. Insomma, l’impressione è che la Roadrunner abbia trovato la gallina dalle uova d’oro e gli ascoltatori un’altra grande formazione da idolatrare, per cui direi che tutti possono ritenersi soddisfatti riguardo quest’album tranne coloro che non digeriscono il genere (con i suoi annessi e connessi…) e stanno male solo a sentirlo nominare. Scommetto però che se i Madina Lake avessero un aspetto diverso, e fossero semplicemente etichettati come “alternative rock”, allora piacerebbero anche a questi ultimi…

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