Nine Inch Nails: Ghosts I-IV

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Ver Sacrum Sicuramente si è trattata di una mossa coraggiosa per Trent Reznor quella di pubblicare questo Ghosts I-IV, il nuovo album composto solo da brani strumentali. Si tratta di un’opera assolutamente imponente: ben 36 pezzi divisi in quattro parti per un totale di quasi due ore di musica. Delle modalità di pubblicazione di Ghosts si è ormai parlato ovunque mentre forse sulla sua musica ci si è soffermati troppo poco. In questa recensione quindi cercherò di parlare solo di questo, rimandando al sito ufficiale del progetto (link di seguito) per ulteriori informazioni. Intanto per questo lavoro Trent Reznor si è circondato da alcuni dei suoi collaboratori più stretti, ovvero l’ingegnere del suono e produttore Atticus Ross, che è il coautore insieme a Reznor di tutti i brani, Alan Moulder alla produzione, il “nostro” Alessandro Cortini, ormai nei NIN in pianta stabile dal 2005, più una serie di ospiti di lusso come Adrian Belew per gli interventi di chitarra e Brian Viglione (dei Dresden Dolls) alla batteria in alcuni pezzi. Ghosts è stato concepito come una “colonna sonora per sogni ad occhi aperti”, una definizione che calza a pennello alla natura circolare e non conclusa delle sue composizioni. I brani sono delle vere e proprie “epifanie” sonore, che nascono e inseguono l’ispirazione di un attimo, completamente informi e “liquide”. La cura maniacale di Reznor per gli arrangiamenti si esprime ai massimi livelli anche in queste forme strumentali. Molteplici sono gli umori espressi nei pezzi di Ghosts: si va da eleganti composizioni con il piano in evidenza a ruvide incursioni industrial piene di distorsioni. Molto ricca è inoltre la gamma di suoni e strumenti utilizzata per questi 36 “fantasmi” sonori: strumenti a corda, chitarre, percussioni, basso, piano, tastiere, sonorità elettroniche. Gli strumenti a corda sono usati spesso, sia in forma acustica che amplificati e distorti in arrangiamenti elettrici: proprio per questo Ghosts mi ha fatto venire alla mente alcuni episodi di Fragile. A mio avviso infatti, seppur con le infinite diversità tra le due opere, Fragile è probabilmente l’episodio nella discografia dei Nine Inch Nails più affine a Ghosts per approccio (molto libero e fuori da un concept, tanto che Reznor dovette chiedere aiuto a Bob Ezrin per costruire la scaletta di Fragile), per la già citata presenza importante degli strumenti a corda (preferiti all’epoca in quanto “imperfetti” secondo Reznor) e più banalmente per la dimensione, doppio CD, dell’opera. Ghosts I-IV è musicalmente un lavoro di grande spessore e valore, un’opera coraggiosa e assolutamente non scontata che a quanto pare, visto l’ottimo successo che ha avuto, è stata apprezzata (o quanto meno incoraggiata) dai fan di Reznor. Consigliata è anche a chi è solito ascoltare musica industriale di stampo ambient: chi si riconosce in questa categoria se non altro può provare ad ascoltare la prima delle quattro parti di Ghosts, disponibile in download gratuito.

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